Pato: "Per il Milan tornerei a giocare. Gli infortuni mi hanno fatto dubitare del mio fisico"

Pato: "Per il Milan tornerei a giocare. Gli infortuni mi hanno fatto dubitare del mio fisico"
Alexandre Pato
Oggi alle 12:30News Calcio
di Redazione
Le parole dell'ex attaccante del Milan, ospite al Festival dello Sport di Trento

Al Milan dal 2007 al 2013, durante la sua avventura in Italia Alexandre Pato è stato tra i migliori giovani del calcio internazionale. Il brasiliano, che oggi ha 37 anni, ha raccontato quel periodo e non solo al Festival dello Sport di Trento, evento organizzato da La Gazzetta dello Sport: "Avevo diverse proposte, ma io volevo andare al Milan. Aveva vinto la Champions, c’erano tanti brasiliani, c’era Ronaldo. Era la squadra che usavo alla PlayStation, sceglievo il Milan e vinceo tutti i campionati. È stato davvero bello giocarci in quel periodo". 

Proprio sui compagni brasiliani ha raccontato: "Quando sono arrivato avevo 18 anni, ero solo un ragazzo. I brasiliani mi hanno aiutato molto. Ero spesso con la famiglia di Cafu, c’erano anche Kakà e Ronaldo". In panchina invece c'era Ancelotti: "Mi è sempre stato molto vicino, siamo ancora in contatto, mi ha aiutato tanto. Uno dei gesti più belli avuti nella mia vita è stato quando mi ha preso per mano e portato davanti ai giocatori per presentarmi. I giocatori erano seduti e si alzarono per stringermi la mano. Questo dimostra il rispetto che avevano per Ancelotti. Sarà sempre nel mio cuore. In estate ero al Mondiale, spero che in questi 4 anni possa fare bene col Brasile".

L'AMORE PER IL MILAN - Sul Milan di oggi Pato ha detto: "Lo seguo sempre, sono ottimista sul fatto che possa tornare in alto. Ho parlato con Cardinale e lo vedo convinto e coinvolto. Non è facile perché nella testa dei tifosi c’è l’idea che si debba vincere subito. Non è semplice, ma sono  sicuro che Cardinale troverà il modo di far tornare a vincere il Milan". E per i rossoneri sarebbe anche disposto a tornare in campo per la prima volta dal 2023: "Se il Milan mi chiamasse per sei mesi tornerei a giocare". 

Sul suo Milan, invece, il brasiliano ha raccontato altri aneddoti: "C’erano tanti campioni. Cafu rimaneva sempre in palestra, da lui ho visto come si cura il fisico. Maldini è stato un esempio. Anche Beckham è stato un altro grande esempio, anche per il post carriera. Ho sempre desiderato diventare come lui, una volta finita la carriera. Una volta eravamo in spogliatoio, avevamo finito la doccia e quando se n’è andato sono andato al suo armadietto. Ho guardato che profumo avesse e il giorno dopo sono andato a prendere lo stesso. Una volta toccai per scherzo i capelli a Gattuso. Poco dopo ero seduto, mi prese e mi alzò per i capelli: 'Devi portare rispetto'".

L'INFANZIA - Pato ha anche raccontato la sua infanzia difficile: "Da bambino ho avuto un tumore osseo. La mia famiglia non aveva i soldi per pagare l’operazione e se non mi fossi operato entro un mese avrei rischiato di perdere il braccio. Mio padre mostro a un dottore, Roberto Mussi, i miei video mentre giocavo, spiegandogli la situazione. E lui mi operò gratis". Nel giro di poco le cose sono andate meglio: "In quel periodo passai con i miei genitori davanti a un palazzo e gli dissi: quando diventerò un giocatore vi comprerò un appartamento. Dopo il Primo contratto a 16 anni l’ho fatto".

Anche se non sono mancate nuove difficoltà: "I miei genitori hanno fatto tanto sacrifici per me, lasciandomi inseguire il sogno del calcio. Me ne rendo conto ora: sono 5 giorni lontano da casa e mio figlio mi manca tanto. Il mio è stato un viaggio lungo, non facile Ringrazio i miei genitori perché mi hanno dato forza per diventare chi sono Farò tutto il possibile per loro perché loro hanno dato tutto per me. Quando ho lasciato a casa da piccolo è stata dura. Ero in spogliatoio con giocatori più grandi, per loro dovevo lavare scarpe, mutande, andare a prendere il cibo. Ho pianto. Ho dovuto essere forte nella vita. L’aver girato tanti paesi mi ha reso forte".

GLI INFORTUNI - Tra tutti gli ostacoli, però, i principali nella carriera di Pato sono stati quelli legati alle sue condizioni fisiche: "Gli infortuni hanno comportato periodi difficili. Da fuori dicevano che non avrei più giocato. Ho iniziato a dubitare del mio fisico. È stato importante parlare e confrontarsi con altre persone, dire come stavo, tirare fuori quello che avevo dentro".

LA PASSIONE PER IL TENNIS - Oggi c'è una nuova passione nella vita di Pato: "L’altro giorno ero con Sinner e parlavamo di come giocassi io e come muovessi le mani e mi ha detto; 'tu non giochi a niente”'(ride ndr). Vorrei diventare un professionista di tennis e giocare i campionati in giro per il mondo".

Un amore nato già anni fa: "Mi regalarono una sua racchetta autografata da Federer. Un giorno avevo una partita, ho preso quella racchetta, dimenticandomi dellautografo, e a fine partita l’autografo non c’era più. Spero di poterlo rivedere per un nuovo autografo".