Ribéry: "Zidane mi ha preso come un piccolo fratello. Mi ha insegnato a giocare senza paura"

Ribéry: "Zidane mi ha preso come un piccolo fratello. Mi ha insegnato a giocare senza paura"
Oggi alle 14:25News Calcio
di Alessandro La Gattuta
L'ex attaccante francese ha parlato al Festival dello Sport di Trento: "Quando arrivi dalla strada impari a non mollare. Marsiglia? Una passione incredibile, quando vinci è unico"

Franck Ribéry è stato tra gli ospiti del Festival dello Sport di Trento, dove l'ex attaccante francese ha ripercorso alcuni dei momenti più importanti della sua carriera, dagli inizi difficili fino alla consacrazione con la Nazionale. Un percorso costruito partendo dalla strada, che gli ha lasciato soprattutto la capacità di non arrendersi: "Arrivo dalla strada. Quando arrivi dalla strada impari molto. Impari a non mollare, credere in te stesso e a guardare avanti".

L'ESPERIENZA A MARSIGLIA - Uno dei passaggi più importanti della sua crescita è stato quello al Marsiglia, dove Ribéry ha giocato per due stagioni: "Ho giocato due anni a Marsiglia, un club con tanti tifosi. Due anni bellissimi, una città bella, una passione incredibile. Quando perdi è impossibile girare, ma quando vinci è unico". Un'esperienza che, secondo l'ex attaccante, richiedeva soprattutto personalità: "Quando vai a giocare a Marsiglia devi essere pronto, devi avere carattere e mentalità".

DALL'ESORDIO ALLA FINALE MONDIALE - Il 2006 ha rappresentato il momento della svolta internazionale. Dopo il debutto con la Francia, Ribéry si è ritrovato pochi mesi più tardi a giocare una finale del Mondiale: "Nel 2006 dal debutto con la nazionale a giocare una finale mondiale. Quando l'allenatore ha presentato la lista ed ero convocato, ho realizzato il sogno che avevo da bambino". In quel percorso ha avuto al suo fianco anche Zinedine Zidane, diventato un punto di riferimento per il giovane Ribéry: "Zidane mi ha fatto da chioccia. È uno dei più grandi del mondo. Mi ha insegnato a giocare senza paura, a godermi il momento. Mi ha preso con lui come un piccolo fratello".

IL BAYERN E IL RISCATTO DEL 2013 - Il capitolo più importante della carriera di Ribéry è stato però quello al Bayern Monaco. Un'esperienza iniziata con il piede giusto e proseguita per diversi anni: "Quando sono arrivato ho fatto subito bene. Ho giocato tanti anni, ho fatto la storia". Tra i momenti più significativi, il biennio 2012-2013. Prima la grande delusione della Champions League persa in casa contro il Chelsea, poi la straordinaria risposta della stagione successiva. "Già nel 2012 potevamo vincere il Triplete, alla fine abbiamo perso tutto. Abbiamo perso la finale in casa contro il Chelsea. L'anno dopo ci siamo riscattati e abbiamo vinto tutto". Nel 2013 il Bayern ha infatti conquistato Bundesliga, Coppa di Germania e Champions League, completando una stagione storica.

LA COPPIA CON ROBBEN E IL PALLONE D'ORO - In quegli anni Ribéry ha condiviso il campo con Arjen Robben, formando una delle coppie offensive più riconoscibili del calcio europeo: "Abbiamo formato una delle coppie più belle della storia del calcio". Una stagione come quella del 2013 aveva fatto crescere anche le aspettative in vista del Pallone d'Oro, poi assegnato a Cristiano Ronaldo. Ribéry non nasconde la delusione per non aver ricevuto il premio: "Quando vinci tutto e fai un anno così è normale che c'è delusione se non vinci il Pallone d'Oro. Ma è il calcio e si va avanti".

L'ITALIA E IL LEGAME CON TONI - Nel 2019, dopo la fine dell'esperienza al Bayern, Ribéry aveva scelto di continuare in Europa nonostante le altre possibilità: "Potevo andare in Arabia o in altri campionati, ma amavo troppo il calcio per lasciare l'Europa". La destinazione fu Firenze: "La Fiorentina era un grande club con un grande tifo. Per questo ho accettato". Ancora oggi il francese mantiene un legame particolare con la città: "Quando torno a Firenze è sempre un piacere". Tra i rapporti più forti costruiti in carriera c'è anche quello con Luca Toni, già conosciuto ai tempi del Bayern: "Ho creato un rapporto forte fin da subito. Siamo stati in albergo insieme per tanti mesi. Ho tanti ricordi con lui".

I CONSIGLI A CHIESA E VLAHOVIC - A Firenze Ribéry ha avuto modo di osservare da vicino anche la crescita di due giovani destinati poi a diventare protagonisti: Federico Chiesa e Dusan Vlahovic. "Quando sono arrivato a Firenze e li ho conosciuti, ho visto subito due giocatori con grande potenziale. Ho consigliato loro di lavorare", ha raccontato, spiegando anche il consiglio dato ai due attaccanti: "Anche arrivare prima degli allenamenti o fermarsi dopo".

IL SALTO A SALERNO E IL MIRACOLO SALVEZZA - L'ultima esperienza italiana della sua carriera è stata invece a Salerno. Una scelta legata soprattutto all'ambiente: "Sono andato lì perché sapevo del calore della piazza. Mi sono sentito subito a casa". Ribéry ha poi ricordato il rapporto con Davide Nicola, protagonista della salvezza ottenuta dalla Salernitana: "È una persona con un cuore incredibile. Mi sono trovato subito bene con lui. Abbiamo fatto quel miracolo soprattutto grazie a lui".

IL RITIRO E IL FUTURO IN PANCHINA - Lasciare il calcio giocato non è stato semplice per Ribéry. La decisione è arrivata anche a causa dei problemi al ginocchio: "È stato un momento difficile. Non si è mai pronti, ma per i dolori al ginocchio non potevo più continuare. Peccato, mi sarebbe piaciuto continuare". Subito dopo ha iniziato una nuova fase della sua vita professionale, entrando nello staff di Nicola proprio per capire quale potesse essere la sua strada dopo il campo. Da lì la scelta di iniziare il percorso da allenatore a Coverciano: "Ho iniziato tre anni fa, ho fatto UEFA B, poi A e infine il Pro. Ho conosciuto tante persone. Ho capito che ora non sono più un giocatore ed essere allenatore è qualcosa di diverso". Un percorso nel quale Ribéry ha portato con sé anche i valori maturati durante la carriera: "Il rispetto e l'umiltà sono fondamentali nel calcio". E guardando indietro al percorso che lo ha portato dalla strada ai grandi palcoscenici internazionali, Ribéry ha riassunto così il rapporto con il suo sport: "Il calcio mi ha salvato la vita".

RIBÉRY ALLENATORE - Ora l'obiettivo è trasformare quanto imparato da giocatore in una nuova avventura in panchina. E per Ribéry la gestione delle persone sarà centrale: "La cosa più importante sarà il rapporto e la gestione con i giocatori, la società, i tifosi". Non soltanto chi scende in campo, però: "Non esistono solo i giocatori, ma anche lo staff, i magazzinieri, chi non si vede. Devono sentirsi importanti anche loro". Fondamentale sarà anche tutto ciò che ha imparato dagli allenatori incontrati durante la sua carriera: "Heynckes e Ancelotti sono due allenatori importanti da cui ho imparato tanto. Anche Davide Nicola e Iachini mi hanno lasciato qualcosa. Ora mi piace molto Kompany". Quanto alla sua idea di calcio, Ribéry ha già le idee chiare: "Un calcio offensivo, di pressing immediato". E alla domanda sulla sua preparazione al nuovo ruolo risponde senza esitazioni: "Ti senti pronto per essere un allenatore? Io sono sempre pronto".