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Abodi: "Più che un presidente, serve trovare comunione di intenti"
Dopo Giovanni Malagò e Luciano Buonfiglio, anche Andrea Abodi - ministro per lo sport e i giovani - ha parlato in diretta all'evento "Il Foglio a San Siro", e ha spiegato le priorità del calcio italiano: "Sono 17 anni che ci confrontiamo, se perdiamo, lo facciamo tutti insieme e le responsabilità sono di tutti. Però non vedo convergenza sull'obiettivo, che serve molto di più di un presidente in questo momento. E se non si è trovata con il 98,7% dei consensi, come posso essere fiducioso che ora si trovi?"
Il ministro si è poi soffermato sulla crisi del sistema: "Abbiamo detto di tutto: non c'è nessuna novità: il sistema non produce le situazioni che hanno consentito agli altri paesi di migliorarsi", spiegando come non ci sia una ricetta definita che può portare a una soluzione, esattamente come le soluzioni stesse non possono "Essere prodotte in un centro di ricerca".
ABODI SULL'IPOTESI COMMISSARIAMENTO - Il ministro Abodi ha commentato anche le dimissioni di Gravina: "Non ha fatto un passo indietro perché è il responsabile assoluto, ma perché il sistema non ha saputo fare dei passi in avanti", e ha poi aggiunto: "Non siamo ai Mondiali, ma non per colpa dei rigori sbagliati. Va trovata una soluzione".
"Non voglio commissariare perché non posso. Ma voglio contribuire come mi ha chiesto la Meloni. Percepisco la stessa liturgia, che portierà allo stesso risultato, quindi nulla. È inutile attendere il 22 giugno", ha spiegato sull'ipotesi commissariamento.
LA CHIUSURA DEL MANDATO - "Ho 14 mesi prima di concludere il mio mandato, e non posso farlo senza aver sistemato un problema che conosco molto bene e che è datato da prima del 2010. Anche la politica ha responsabilità, tutti le abbiamo, ma non posso confrontarmi con delle componenti che per prima cosa nominano un candidato. Vuol dire non capire che le responsabilità non erano solo di Gravina".
Malagò: "Già prima della partita con la Bosnia mi hanno contattato per la presidenza della FIGC"
"Non si può dire assolutamente che sono candidato ufficialmente a diventare presidente della FIGC, rifletto": intervenuto sul palco de "Il Foglio a San Siro", Giovanni Malagò ha voluto mettere le mani avanti parlando delle elezioni della FIGC in programma il prossimo 22 giugno. L'ex presidente del CONI, inoltre, ha svelato un retroscena legato a quanto accaduto qualche settimana fa: "C'era preoccupazione prima della partita contro la Bosnia, alcuni club di A mi avevano chiesto se sarei stato disponibile qualora le cose fossero andate male".
La prima grande impresa di Malagò è stata mettere insieme la stragrande maggioranza dei club di Serie A - 19 su 20 -, che lo ha scelto come nome per sostituire Gravina. A proposito di questo, il presidente della Fondazione Milano-Cortina ha dichiarato: "Il passo successivo è interpellare le altre componenti. Ieri ho incontrato allenatori e giocatori, è previsto che incontri a breve anche gli altri presidenti. L'impressione è che le componenti tecniche siano propositive nel parlare e sentire i termini di un programma.
Un calciatore insieme a me? Io non ho ancora pensato a nulla in particolare, ma non mi viene in mente nessun presidente di federazione che non abbia comunque coinvolto un atleta in un ruolo più o meno importante. Ci sono tanti altri ruoli specifici in cui un calciatore ha del valore aggiunto da mettere sul campo".
POLITICA - Malagò ha poi parlato dei rapporti tra calcio e politica, divenuti freddi dopo il botta e risposta tra Abodi e Gravina degli ultimi giorni: "Io ho sempre sostenuto che più passa il tempo e più è indispensabile che la politica si occupi dello sport e del calcio. Io credo di aver avuto rapporti molto positivi con la stragrande maggioranza di persone che fanno politica a certi livelli. L'importante è che ci sia rispetto e volontà di trovare grande collaborazione.
Non mi spaventa la politica che non mi ha voluto riconfermare al CONI, ho anche altri interessi. Non serve rimanere attaccati alle poltrone. Se non ci siamo voluti bene, possiamo tornare a volerci bene".
ALLEGRI - A margine dell'evento, Malagò si è fermato in zona mista per rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Tema principale è stata la possibilità di vedere Massimiliano Allegri come prossimo CT della Nazionale: "Qualsiasi cosa dicessi verrebbe strumentalizzata - ha affermato Malagò - Non ho sentito nessuno in merito".
Inter, Marotta: "Chivu ha già il contratto, è automatico che sia riconfermato"
Tra i tanti protagonisti dell'evento "Il Foglio a San Siro" c'era anche Beppe Marotta, presidente dell'Inter, che è intervenuto sul palco insieme a Ezio Simonelli, Paolo Scaroni e Giovanni Carnevali. Prima di tutto il dirigente nerazzurro ha preso parola spiegando come si è arrivati alla scelta della Serie A di candidare Malagò alla presidenza della FIGC: "C'è stata una convergenza da parte di 19 club su 20, quindi significa che il profilo ha trovato un ampio consenso. Bisogna fare un bel distinguo tra quello che è il valore sociale della Nazionale e quello che rappresenta questo comparto industriale che è il mondo professionistico.
Le riforme sono necessarie per un futuro migliore che deve rispondere a un concetto di sostenibilità. Il fatto che l'Italia sia stata eliminata è il pretesto per fermarsi e riflettere. Malagò è un profilo di esperienza sportiva, per cui lui non sarà che l'interprete di un programma elettorale che sarà condiviso con coloro i quali decideranno di appoggiarlo".
RAPPORTO CON LA POLITICA - Così come avevano fatto in mattinata anche Luciano Buonfiglio e lo stesso Giovanni Malagò, anche Marotta si è soffermato sul rapporto tra calcio e politica: "La politica è fondamentale, la crisi non è generata da essa. In alcune circostanze va sopra la nostra testa. Io sono dell'avviso che la presenza della politica sia fondamentale, soprattutto in una situazione di emergenza come in questo momento.
La Serie A chiede che ci sia un sistema legislativo o normativo che non sia d'impedimento ma che ci favorisca, anche se questo è un po' utopistico. Da soli non ce la facciamo, ma magari facendo degli accorgimenti probabilmente si riescono a recuperare degli investimenti".
CAMPIONATO A 18 SQUADRE - Dopodiché, il presidente nerazzurro ha preso parola sul tema riguardante la possibile riduzione del campionato da 20 a 18 squadre: "Chiaramente ci troviamo davanti al fatto che una società deve rispondere anche a impegni diversi, come quelli europei o le nazionali. Il campionato a 20 squadre non è in grado di essere vissuto. C'è la paura della retrocessione per le società medio-piccole, ma queste sono situazioni che dovremmo accomodare nel modo migliore. Siamo anche nell'ambito di una giusta convivenza in un sistema che ha bisogno di Sassuolo, Inter e Milan".
OBIETTIVO SCUDETTO - Per concludere, Marotta ha parlato dell'obiettivo Scudetto, ormai vicino al traguardo, e del futuro di Cristian Chivu: "Arrivare in finale di una competizione come la Champions è un grandissimo risultato. Oggi il nostro sogno è rappresentato da un traguardo importante che è vicino, quindi concentriamoci su questo".
"Chivu ha già il contratto, quindi è automatico che sia riconfermato. Siamo davanti a un allenatore che secondo me risponde appieno al profilo che cercava l'Inter. L'unico neo che poteva avere era quello del non avere esperienza, ma la sta acquisendo di domenica in domenica. Tutto il resto è estremamente positivo, oggi credo che sia uno dei migliori allenatori emergenti in circolazione".
Simonelli: "Non vorremmo rinunciare agli Europei, sarebbe un danno per tutti"
"L'idea di Malagò è stata di Marotta. Di fronte alle capacità manageriali di uno come lui la scelta era facile, i programmi li stiamo studiando e abbiamo discusso molto in Lega delle aspettative": parola di Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A che è intervenuto sul palco de "Il Foglio a San Siro" aggiungendo: "L'esigenza che ci accomuna è far tornare il calcio italiano in auge, credo che questo interessi tutto il movimento. Malagò troverà sicuramente un'intesa con tutti noi sui programmi, sempre se dovesse accettare la nostra candidatura".
Dopodiché, ha risposto a chi negli scorsi giorni ha affermato che alla Serie A non interessi la nazionale: "È tautologico che alla Serie A interessi, il fatto che non si vada al Mondiale è un danno molto grosso per noi. Se poi la critica è per il mancato stage sappiamo che nessun'altra nazione lo ha fatto. Stiamo studiando anche dei meccanismi per favorire il fatto che le squadre italiane abbiano più calciatori italiani rispetto ad adesso. Stiamo cercando di rendere neutrale l'acquisto degli italiani rispetto agli stranieri, perché oggi è molto più conveniente per un club di Serie A comprare uno straniero".
STADI - Per concludere, il presidente della Serie A ha parlato della situazione delle infrastrutture italiane in vista di Euro2032: "Ci auguriamo che grazie all'aiuto del ministro e della politica potremo avere degli stadi per i prossimi Europei, perché vorremmo non rinunciare agli Europei. Sarebbe un danno per tutti".
Carnevali: "A Muharemovic non abbiamo dato un valore, valuteremo da chi arriveranno le proposte"
Simonelli, Marotta, Scaroni e Carnevali sono intervenuti insieme sul palco dell'evento "Il Foglio a San Siro" per parlare delle tematiche più calde di queste settimane: dalle elezioni del presidente della FIGC alla Nazionale. L'amministratore delegato del Sassuolo, in particolare, ha spiegato il motivo per il quale il club neroverde non ha appoggiato sin da subito la candidatura di Malagò: "Non era qualcosa di contrario a lui, perché credo che come persona abbia tutti i requisiti per gestire il sistema calcio. Noi lo abbiamo candidato ma deve essere il presidente di tutto il mondo del calcio. È stato un pensiero mio per come potevamo arrivare alla candidatura di un presidente. Tutto ciò non toglie nulla nei confronti di Malagò".
Analizzando i problemi del calcio italiano, il dirigente degli emiliani ha dichiarato: "Il problema non è il presidente Gravina, perché credo che abbia svolto un lavoro positivo. Il problema nostro è più ampio, perché il sistema è ingessato. Il presidente che arriva dovrà lavorare molto. La Lega Serie A deve essere il traino del sistema calcio. Non possiamo neanche pensare che il peso elettorale dei dilettanti sia superiore rispetto a quello di una Lega come la Serie A, tutto questo fa sì che il sistema calcio è difficile da rimettere in piedi. Si possono fare tantissimi discorsi, il lavoro da fare è ampio e difficile e non so quanto tempo ci vorrà. L'obiettivo è far sì che non succeda più quello che sta succedendo adesso, ci sono tante problematiche. C'è tanto da fare ma ci vuole buona volontà".
RISPOSTA A DE LAURENTIIS - Dopodiché, Carnevali ha anche risposto direttamente ad Aurelio De Laurentiis e alle sue parole "contro" le squadre minori: "Noi abbiamo la fortuna di avere una proprietà forte e con un cuore, perché nel calcio ci vuole la voglia che spesso viene a mancare. Se guardiamo questo sport solo come business alla fine di difficoltà ce ne sono.
Ho visto un'intervista di De Laurentiis che addirittura vuole fare il campionato a 16 squadre o che alcune squadre piccole non dovrebbero partecipare alla Serie A: ma il sogno non si può negare a nessuno, anzi è da alcune società piccole che bisogna prendere esempio perché a volte sono più sane di quelle grandi. Noi siamo aperti a fare un ragionamento sul campionato a 18 squadre, ma deve riguardare anche gli altri campionati minori. Noi dobbiamo far di tutto per far sì che i nostri calciatori possano andare in nazionale e dar loro un po' di riposo. Però questo non deve neanche far sì che queste società vadano a fare delle amichevoli all'estero per portare dei soldi in più".
MUHAREMOVIC - In zona mista, poi, l'amministratore delegato del Sassuolo ha parlato di mercato e nello specifico della situazione di Tarik Muharemovic: “La Juve ha mantenuto il 50% sulla rivendita. Noi non gli abbiamo dato un valore, valuteremo da chi arriveranno le proposte. Se da una big italiana o da una squadra di Premier League, i valori cambiano. Vedremo anche se qualcuno inserirà qualche contropartita. Il nostro obiettivo è quello di dare la possibilità a questi ragazzi di arrivare in grandi club, ma saremmo felici anche di trattenerli", le sue parole riprese da La Gazzetta dello Sport.
Infantino: "L'Iran parteciperà sicuramente al Mondiale"
"L'Iran verrà al Mondiale, sicuramente", ha dichiarato il presidente FIFA Gianni Infantino in una conferenza a Washington organizzata dalla CNBC. Il numero 1 del calcio mondiale, nonostante il conflitto in atto, non ha dubbi dunque sulla partecipazione della squadra, ma ammette: "Se la situazione al momento del campionato sarà più pacifica ci aiuterebbe molto".
Infantino ha poi svelato di essere andato a trovare i giocatori: "Li ho visti durante un training camp ad Antalya (Turchia) qualche settimana fa, e sono una buona squadra. Loro vogliono giocare il Mondiale e devono venire, si sono qualificati ed è un desiderio dei calciatori partecipare. Lo sport e la politica, anche se viviamo sullo stesso pianeta, devono rimanere separati".
IL LAVORO DELLA FIFA - Riguardo la separazione politica-sport, Infantino ha poi parlato di una "mission" che persegue la FIFA: "Se non c'è nessun altro che crede nel costruire ponti e unire le persone, noi stiamo facendo questo lavoro".
LA RICOSTRUZIONE - Ricordiamo che lo scorso mese, poco dopo l'inizio dell'escalation militare in Iran e medio oriente (con l'uccisione di Ali Khamenei), il Ministro dello Sport iraniano ha ammesso: "Il regime corrotto degli Stati Uniti ha ucciso il nostro leader, e noi non parteciperemo alla Coppa del Mondo".
La risposta del presidente americano è stata immediata sul social media Truth: "La nazionale iraniana sarebbe benvenuta, ma non credo sia appropriato per la loro sicurezza essere qui".
Buonfiglio: "Ho ricevuto molte pressioni per commissariare la FIGC, ma non siamo legittimati a farlo"
"Ho ricevuto diverse pressioni per commissariare la Federcalcio, ma se non siamo legittimati a farlo non lo facciamo": parola di Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, che dal palco dell'evento "Il Foglio a San Siro" ha parlato della questione riguardante le elezioni presidenziali della FIGC.
Il dirigente 75enne ha proseguito: "Io faccio il tifo perché le componenti della federazione riescano a eleggere il presidente, però ritengo fondamentale che il presidente abbia una squadra e un programma condiviso e realizzabile. Tifare uno dei due candidati? Sarebbe l'errore più grande che potrei commettere. Il CONI è garanzia dello sport, monitora, auspica, e quando consultato deve rispondere. ".
SPORT E POLITICA - Buonfiglio ha anche parlato del rapporto tra CONI e politica: "Il CONI rappresenta oltre 115mila società, è una componente importante della nostra vita economica, sociale e sportiva. Quindi è necessario mantenere il giusto equilibrio ed essere rispettati. La nostra presenza sul territorio deve servire alla politica per fare delle scelte giuste, quindi dobbiamo svolgere bene il nostro ruolo".
Dopodiché, ha invece dichiarato: "La FIGC è un mondo molto complesso, a cui dico di lavorare bene perché è bello vivere le emozioni di quando si vince un Mondiale.So cosa vuol dire e auguro con tutto il cuore a chi prenderà in mano la federazione di iniziare un percorso. Dalla sera alla mattina non cambia nulla, ma nel giro di 4/5/6 anni può cambiare qualcosa. Il mondo del calcio è rappresentato dalle leghe, dai tecnici, dagli arbitri, ci sono migliaia di club dalla base. Ciò che serve sono anche modelli da imitare. Quando vediamo i bambini di 7-8 anni scimmiottare esempi negativi veramente fa male".
Bastoni-Barcellona? L'Inter ha il piano Muharemovic-Solet: lo scenario
Non so se Bastoni giocherà contro il Cagliari - alcuni quotidiani lo danno titolare, altri no - ma già solo questo questo dubbio fa capire che esiste un "tema Bastoni", che ha vissuto un periodo piuttosto complicato. Al di là che giochi o meno, questo ha un'influenza sul futuro, perché sappiamo che c'è il Barcellona pronto a tentare il giocatore: il ds Deco lo ha individuato come giocatore ideale per migliorare la difesa, che ha bisogno di giocatori che sappiano fare reparto anche da soli.
Il suo innesto è una priorità per i Blaugrana, che ha tante difficoltà nel tesserare i giocatori nuovi. Per questo motivo vuole inserire contropartite tecniche, al fine di abbassare il cash e permettere l'iscrizione del nuovo giocatore nella rosa. L'Inter sta invece metabolizzando la partenza di Bastoni, dal momento che potrebbe essere proprio una volontà del giocatore: la sensazione è che Alessandro stesso voglia fare un'esperienza nuova e liberarsi da questo macigno che si porta addosso ogni volta che scende in campo in Serie A.
LA RICHIESTA E I PIANI DELL'INTER - I nerazzurri vorrebbero circa 70 milioni di euro, in primis per rimpiazzarlo, e poi per fare anche mercato con quel che avanza. I nomi principali sono quelli di Solet e Muharemovic. L'Inter potrebbe dunque non accettare contropartite tecniche, dal momento che non le giudicherebbe idonee per giocare nella formazione titolare. Quale sarà quindi il futuro di Alessandro Bastoni, destinato a diventare uno dei tormentoni dell'estate? Continua nella puntata del podcast "Caffè Di Marzio".
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