Dalla Serie D alla Champions: Como-Lipsia è anche la sfida tra due modelli di crescita
Quella tra Como e Lipsia è anche una sfida tra due modelli di crescita, tra due storie che si intrecciano e che ci parlano di rinascite e sogni realizzati. Tuttavia, pur assomigliandosi per alcune dinamiche, le due società arrivano da un passato profondamente diverso.
LA SLIDING DOOR DEL COMO - La parabola del Como è stata tutt'altro che regolare: in 119 anni di storia è passato attraverso varie ricostruzioni. Nel 1927 avviene il passaggio al "Sinigaglia", struttura che ancora oggi ospita le partite interne dei biancoblù. Nel 1949 ecco la prima promozione in Serie A, e alla prima stagione nel massimo campionato arriva un sesto posto. Fino al 1953, la società si contraddistingue per la scelta di tesserare solo giocatori della penisola. Gli anni '70 e '80 rappresentano uno dei periodi più felici della storia del club, con il doppio salto dalla Serie C alla Serie A. Impresa che riuscirà anche tra il 2000 e il 2002, prima dell'eclissi totale, caratterizzata da tre fallimenti societari in 13 anni tra il 2004 e il 2017.
Poi, all'improvviso, la rinascita: sulle ceneri del vecchio Como, nel 2017 nasce una nuova società. L'arrivo degli Hartono, nel 2019, prelude a una scalata impressionante sia nella forma che nella sostanza: in nove anni, il neonato Como 1907 passa dalla Serie D alla Champions League. Nel mezzo, più di 300 milioni investiti tra acquisizione, aumenti di capitale e le ultime due finestre di mercato, che hanno permesso di dare un'accelerata spaventosa all'evoluzione di un'idea diventata concreta. Tre promozioni in sei stagioni e una qualificazione alla massima competizione europea: un percorso quasi ineguagliabile.
RED BULL HA MESSO LE ALI AL LIPSIA - C'è quel "quasi", appunto. Una delle scalate più celebri resta quella del Wimbledon, capace negli anni Ottanta di passare in appena quattro stagioni dalla quarta serie alla massima divisione inglese, prima di vincere la FA Cup nel 1988 (ma senza poter partecipare alla Coppa delle Coppe per i divieti post-Heysel). A fare meglio del Como, nella storia recente, ci ha pensato proprio il Lipsia. Dal 2013 al 2017, un'ascesa senza precedenti, resa possibile da un investimento di enormi proporzioni. Nel 2009, Red Bull aveva rilevato il diritto di partecipazione dell’SSV Markranstädt e fondato il nuovo progetto RB Leipzig. Partito dalla quinta serie, il Lipsia ottiene la promozione in quarta serie nel 2010 e in terza nel 2013. Dal 2009 a oggi, Red Bull ha investito circa 1,2 miliardi di euro. Poi, la scalata tanto ripida quanto impressionante: tre promozioni in quattro anni e un secondo posto alla prima stagione in Bundesliga.
Non un exploit estemporaneo, ma il risultato di fondamenta solidissime: la massima espressione della programmazione, meticolosa e attenta alla valorizzazione del talento. La stagione 26/27 è l'undicesima consecutiva in Bundesliga, e dall'arrivo nel massimo campionato il Lipsia non è mai uscito dalla Top 8. Tradotto: i biancorossi hanno quasi sempre staccato il pass per l'Europa, che ormai è diventata normalità. E anche con risultati notevoli: una semifinale e un quarto di finale in Europa League; tre volte agli ottavi e una semifinale in Champions League.
IL PLAYER TRADING CONTRO IL "METODO DEL TETTO" - Proviamo a spiegare cosa c'è alla base di due filosofie che convergono per il risultato finale, ma differiscono per il percorso scelto. A Lipsia, la Red Bull ha optato per due soluzioni chiare e parecchio sostenibili, specialmente nel medio-lungo periodo: i tedeschi adottano un modello fortemente legato allo scouting e al player trading. In sostanza, grazie a una rete fittissima di osservatori, si individua il talento, lo si valorizza e si capisce quale sia la finestra temporale migliore per venderlo al prezzo maggiore possibile. Emblematico in questo senso il rapporto stilato dal CIES, che vedeva il Lipsia al quinto posto per ricavi tramite player trading tra i club di tutto il mondo (+216 milioni in quel momento storico) nel decennio tra il 2014 e il 2024.
Alla base, però, non c'è un ragionamento solamente economico: la qualità è sempre parte dell'equazione. In più, il Lipsia può contare sul network calcistico targato Red Bull, che fornisce al club una corsia preferenziale per arrivare a tanti talenti. Negli anni, dall'RB Salisburgo all'RB Lipsia sono transitati giocatori come Benjamin Sesko, Dominik Szoboszlai, Konrad Laimer, Naby Keita o Dayot Upamecano. La valorizzazione dunque, viaggia di pari passo con il ricambio continuo e con l'arrivo anticipato su profili attenzionati tramite uno scouting capillare.
IL MODELLO COMO - Discorso profondamente diverso invece per il Como. Con l'ingresso degli Hartono, lo scenario è cambiato drasticamente grazie a continue iniezioni di capitale e a una valorizzazione del prodotto e del territorio molto centrata, ben calibrata e consapevole. Il club è diventato polo di interesse culturale, oltre che sportivo, attirando varie star di tanti ambiti diversi, avvistate nelle tribune del Sinigaglia specialmente nelle ultime due stagioni. E questa è solo una minima parte del "metodo del tetto", come è stato definito da Osian Roberts, head of development del Como. I lariani hanno ribaltato la prospettiva, non partendo dalle fondamenta del club ma costruendo in primo luogo una prima squadra competitiva, per poi ragionare a cascata su tutti gli altri settori. Una metodologia a suo modo rivoluzionaria, che ha trasformato una piazza da Serie D in una da élite del calcio italiano. E non solo.