Intervista

L'addio alla nonna, il biglietto per l'Italia e un cerchio che si chiude. Azzi: "Un segno del destino"

L'addio alla nonna, il biglietto per l'Italia e un cerchio che si chiude. Azzi: "Un segno del destino"
© foto di Credit: foto Buzzi-AC Monza
Oggi alle 09:30Interviste e Storie
di Alessandro Neve
L'adolescenza in Brasile, il ricordo della nonna materna e l'Italia nel destino: la nostra intervista al calciatore brasiliano del Monza.

Certe storie sono già scritte ancora prima che accadano. Quella di Paulo Azzi è sicuramente una di queste. Lasciare casa a soli 20 anni per cambiare continente, come la nonna. Sì, proprio lei. Si emoziona ancora prima di iniziare a raccontare, perché questo non sarà un racconto come gli altri e, soprattutto, è lo stesso Paulo ad ammettere di non averne mai parlato prima d'ora.

"Voglio raccontarvi un ricordo bello e a cui sono molto legato, che non avevo mai svelato fino a questo momento". Dal Brasile all'Italia per chiudere un cerchio aperto tanti anni prima. Paulo Azzi ha spiegato a GianlucaDiMarzio.com il motivo per cui ha scelto l'Italia per la sua carriera, facendo un tuffo nella sua adolescenza. 

DALL'ITALIA AL BRASILE, E VICEVERSA - La storia, come anticipato, parte proprio da chi per prima ha lasciato casa: "La mia nonna materna è nata vicino a Salerno e a soli 20 anni è partita per il Brasile, a bordo di una barca, con la speranza di trovare un posto per vivere una vita diversa dopo la guerra. Riuscì a costruire una famiglia ed ebbe addirittura 8 figli". Tanti anni più tardi, esattamente Il 15 luglio del 1994, nasce Paulo, che l'Italia ce l'ha subito nel sangue: "Sono cresciuto con le usanze italiane grazie a lei. In casa parlava il dialetto e ha sempre cucinato per noi. Amava i piatti brasiliani ma il suo preferito erano i ravioli. Li faceva molto spesso. Mi ha insegnato la convivialità, l’importanza di stare insieme a tavola e godersi il momento in tranquillità". 

Cresce accanto a lei e gioca a calcio in Brasile, fino a quando diversi club italiani iniziano ad interessarsi a lui. E la nonna non potrebbe esserne più felice: "Quando è nata la possibilità, per me, di venire in Italia lei è rimasta contentissima". In quello stesso periodo, però, la gioia fa spazio al dolore: "Purtroppo prese una malattia ed la portammo in ospedale. Non riuscì a migliorare e venne a mancare".

IL SEGNO DEL DESTINO - Per Paulo non furono giorni semplici. Ma di lì a poco capì che era tutto parte di un percorso già scritto. Un cerchio che si stava per chiudere: "Nel giorno che eravamo al suo funerale ricevetti i biglietti per venire in Italia. Solo a ricordare questa cosa mi vengono i brividi, perché è sembrato un segno del destino. Come il Brasile aveva aperto le porte a lei per costruirsi una vita partendo dall’Italia, ora l’Italia le stava aprendo a me per la carriera partendo dal Brasile. Arrivai in Italia alla stessa età di quando lei la lasciò. Per me ha avuto e ha tuttora molto significato".

UNA "MACCHINA IBRIDA" - Azzi oggi ha il doppio passaporto per via della duplice natura che ha. Lo stesso calciatore del Monza si definisce così: "Sono una macchina ibrida, sono sia benzina che elettrica. La strada e il percorso che fai ti costruiscono molto. Ho la mia parte brasiliana, con quel pizzico di spensieratezza con cui vivere la vita. E poi ho preso tanto dall’Italia. Con mia moglie oggi amiamo anche solo andare a prendere un caffè e stare tranquilli, godendoci il momento. Porto dentro tutto".

LA PROMOZIONE COL MONZA - Oggi Azzi festeggia, insieme al Monza, la promozione in Serie A. Al triplice fischio della partita contro il Catanzaro la priorità è stata ancora una volta la famiglia: "Per prima cosa ho voluto prendermi il loro abbraccio. Abbiamo fatto una piccola festa allo stadio, mentre in occasione della altre promozioni della mia carriera giocavamo fuori casa quindi per mettermi in contatto con loro dovevo prendere in mano il telefono. Questa volta, invece, è rimasto nella borsa per diverse ore".

E la dedica non può che essere per chi gli è sempre stato vicino: "Questa è stata la prima volta che i miei figli sono entrati con me in campo. Per loro è stata una novità, tranne per Giulia (la maggiore) ma era ancora piccolina. Dedico questo trionfo a mia moglie e i miei figli, che mi sono stati vicino durante tutta la stagione, sia nei momenti facili che difficili".

LA FRASE DI RANIERI PRIMA DI BARI-CAGLIARI - La promozione col Monza è la terza dalla Serie B alla Serie A per Azzi. La prima è stata col Cagliari, quando in panchina c'era Claudio Ranieri. Il brasiliano ricorda bene, in particolare, un suo discorso: "Continuava a dire che era sicuro che ce l’avremmo fatta. Nel prepartita della gara contro il Bari ci ha detto ‘Vedrete che in qualche modo ce la faremo’. Io ricordo che sono uscito, mancavano dieci minuti e iniziò a piovere. Ho pensato: 'Sono arrivato così vicino alla Serie A, non può finire così'. Poi ha segnato Pavoletti e non sapevo se festeggiare o aspettare il VAR. Non ci credevo. Un’emozione bellissima".

IL PENSIERO DEL RITIRO E IL 'NUOVO' AZZI - Qualche anno fa, Azzi non ha nascosto di aver pensato al ritiro. Il periodo era quello del Covid-19 e la paura di contagio della pandemia era alta: "Ne parlo anche con i miei amici in Brasile, che non si rendono conto di quanto sia stato complicato da affrontare in Italia. Eravamo solo io, mia moglie e mia figlia Giulia, senza nessun appoggio familiare. La vita era incerta, c’erano mille punti di domanda. Avevo pensato di stare vicino alla famiglia, questo è stato uno dei motivi per cui ho pensato di mollare tutto e tornare in Brasile. Sapevo sarebbe stata una decisione difficile perché mi avrebbe allontanato dal calcio".

La speranza e la fede, in particolare, in quel momento hanno fatto la differenza: "Tutti mi hanno incoraggiato e oggi vedo che la fede che ho avuto di perseverare ha ripagato. Ne è valsa la pena. Siamo stati anche accolti da una famiglia di amici italiani. Ci hanno aperto le porte, avendo una casa più grande. Ci hanno invitato a stare con loro in famiglia in quel momento delicato. Questo chiaramente ci ha aiutato tanto, siamo stati da loro per circa due mesi. Poi ho ripreso dalla Serie D e ora sono in Serie A". Proprio come la nonna, Azzi non si è arreso e oggi racconta un grande presente, chiamato famiglia e Monza. Una storia che sottolinea una volta di più quanto sia necessario passare attraverso i momenti più difficili per meritarsi quelli indimenticabili e pieni di gioia.