A 39 anni, di nuovo sul tetto del mondo: il Mondiale di Lionel Messi
"Tutto ciò che dobbiamo decidere è cosa fare col tempo che ci viene dato", scriveva J.R.R. Tolkien. E nella sua leggendaria parabola, Lionel Messi ha deciso semplicemente di fare ciò che voleva: dominare quel tempo, lasciandosi, nel corso della sua carriera, persino scivolare in un'apparente fragilità per poi risorgere, a trentanove anni, di nuovo sul tetto del mondo. Nel Mondiale 2026, laddove la fisica ne decretava l'inevitabile declino, il suo genio argentino ha congelato gli ingranaggi della storia, trasformando la "stanchezza" nell'ultimo, definitivo capolavoro.
Otto gol, quattro assist e lo scettro di miglior marcatore di sempre nella storia dei Mondiali, superando Miroslav Klose. Potremmo continuare per ore a elencare i record infranti in questa campagna americana - dal primato di assist a quello di dribbling e MVP - ma i numeri, da soli, non bastano a spiegare l'impatto di un uomo che, a ridosso dei quarant'anni, continua a incidere come nessuno avrebbe mai osato calcolare. Per capire il presente, però, bisogna fare un passo indietro.
L'ULTIMO BALLO SI FA CON STILE - Da quel debutto iridato nel 2006 sono passati 7.336 giorni e oltre 900 gol tra club e nazionale, sollevando trofei praticamente a ciclo continuo tra Barcellona e Parigi. Se alla vigilia del torneo qualcuno pensava che Messi si fosse presentato negli Stati Uniti solo per un nostalgico farewell tour, sono bastati 76 minuti contro l'Algeria per ricredersi: Leo era lì per comandare.
Si è caricato l'Argentina sulle spalle con una doppietta all'Austria, una firma con la Giordania e i gol contro Capo Verde ed Egitto. Senza contare le invenzioni per i compagni: i passaggi chiave con gli egiziani e la Svizzera, fino alle due perle nella semifinale contro l'Inghilterra. Semplicemente indomabile.
ORA PERÒ, È MESSI CONTRO LAMINE - Che strano, il destino. Dopo l'annullamento della Finalissima - la sfida secca tra i campioni d'America e d'Europa - sembrava che il passato e il futuro del Barcellona, e probabilmente del calcio mondiale, fossero destinati a non incrociarsi. Ma il pallone aveva piani diversi: far scontrare Messi e Lamine Yamal sul palcoscenico più grande del pianeta. Da un lato, l'occasione di sigillare una carriera leggendaria; dall'altro, l'alba di una storia di cui conosciamo ancora solo i primi, abbaglianti capitoli.
Chi lo avrebbe mai detto che si sarebbero ritrovati qui? La prima volta che i loro occhi si sono incrociati era il 2007: Lamine era un neonato e, per un'iniziativa dell'Unicef, venne scelto per un servizio fotografico con la stella nascente del Barça. Nessuno poteva immaginare che diciannove anni dopo si sarebbero contesi la Coppa del Mondo. Da La Bajada di Rosario a Rocafonda di Barcellona, le strade si intrecciano in un cerchio perfetto destinato a chiudersi questa domenica. Messi corre per la storia, Yamal per l'inizio del mito. Non è solo una finale. È un passaggio di testimone scritto nelle stelle: il re che sfida il futuro per non perdere la corona.