Miracolo Hull City: dalla "retrocessione virtuale" alla magica notte di Wembley
L'Hull City ha riconquistato la Premier League dopo nove lunghi anni di assenza. I Tigers hanno staccato il pass per la massima serie inglese unendosi a Coventry City e Ipswich Town, grazie a una vittoria per 1-0 contro il Middlesbrough nella finale dei playoff disputata come da tradizione a Wembley. La cavalcata della squadra dello Yorkshire assume i contorni della favola se si considera la miriade di ostacoli affrontati in una stagione che ha sovvertito ogni logica.
UNA SFIDA ALLE LEGGI DELLA STATISTICA E DEL MERCATO - Il ritorno nel calcio dei grandi ha dell'incredibile, specialmente guardando da dove era partito il club. Soltanto un anno fa, l'Hull City aveva chiuso la Championship al ventunesimo posto, agguantando una soffertissima salvezza all'ultima giornata appesa al filo della differenza reti. I numeri non sorridevano ai Tigers nemmeno in questa stagione: secondo i dati degli Expected Goals (xG), l'Hull avrebbe dovuto raccogliere appena 53 punti e piazzarsi al ventitreesimo posto, finendo virtualmente retrocessa in League One. A rendere il quadro ancora più complesso è intervenuto un embargo sul mercato imposto dalla EFL per i ritardi nei pagamenti all'Aston Villa per il prestito di Louie Barry. Questa sanzione ha impedito alla dirigenza di pagare i cartellini, obbligandola a costruire la rosa destreggiandosi esclusivamente con prestiti e parametri zero.
L'INTUIZIONE MCBURNIE E LA "GUFATA" AL LAS PALMAS - La necessità ha aguzzato l'ingegno, portando all'acquisto più decisivo dell'anno: l'attaccante scozzese Oli McBurnie, arrivato a costo zero ad agosto a pochissimi giorni dal via del campionato. Dietro a questo colpo si cela un retroscena (tragi)comico svelato dal proprietario del club, il magnate televisivo turco Acun Ilicali. Il patron ha confessato di aver atteso per due interi mesi la retrocessione del Las Palmas dalla Liga spagnola, condizione essenziale affinché McBurnie potesse svincolarsi gratuitamente. Ilicali ha raccontato di aver passato intere settimane a guardare le partite degli spagnoli, tifando apertamente contro di loro ed esultando a ogni rete subita dai canari. Un cinismo che ha ripagato con gli interessi: l'attaccante ha trascinato i suoi con 17 reti in stagione regolare, prima di far esplodere Wembley al 95' ribadendo in rete una respinta del portiere Sol Brynn su cross di Yu Hirakawa.
Hull City owner Acun Ilicali lifts the lid on the unexpected story behind Oli McBurnie’s move to the club... pic.twitter.com/vMscnfDuVS
— Sky Sports Football (@SkyFootball) May 23, 2026
Il cammino verso l'atto conclusivo è stato stravolto da un clamoroso scandalo fuori dal campo. Il Southampton, originariamente qualificato per la finale, è stato estromesso all'ultimo momento dalla EFL a causa dello "Spygate", essendo stato accusato di aver spiato in segreto gli allenamenti del Middlesbrough, dell'Oxford United e dell'Ipswich Town. Questo ribaltone ha gettato l'Hull City nel caos tecnico: la squadra di Jakirovic aveva già speso quattro sessioni di allenamento per preparare la complessa sfida contro il Southampton e si è ritrovata con un solo giorno a disposizione per studiare le tattiche del Middlesbrough.
Il gol di McBurnie ha anche scongiurato una clamorosa battaglia in tribunale. A poche ore dal fischio d'inizio, infatti, Ilicali - patron vulcanico che in Inghilterra già accostano a Marinakis - aveva lanciato una durissima minaccia alla EFL, contestando la scelta di far disputare la finale al Middlesbrough dopo l'espulsione del Southampton. "Il nostro team legale dice che dobbiamo fare causa, su questo non ci sono dubbi", aveva tuonato ai microfoni di della BBC. "Vogliamo solo giustizia. Se un'infrazione è così grave da portare all'esclusione di una squadra dai playoff, perché non hanno sospeso le semifinali per indagare, buttando fuori il Southampton e ripescando il Wrexham per continuare la competizione?". Una polemica incandescente e pronta a esplodere in caso di sconfitta, spenta per sempre - e fortunatamente per l'Hull - dal trionfo sul campo.
L'ARCHITETTO JAKIROVIC E L'ANIMA DEL GRUPPO - Il vero artefice di questo capolavoro è Sergej Jakirovic, allenatore bosniaco arrivato a giugno da perfetto sconosciuto in Inghilterra dopo aver salvato il Kayserispor in Turchia. Profondo ammiratore del calcio di Jurgen Klopp - e con un pezzo di cuore in Italia, visto che il figlio Leon gioca nell'Inter U23 - Jakirovic ha trasformato una squadra incerta in una macchina letale e imprevedibile, capace di cambiare pelle nei momenti cruciali della stagione passando dal 4-2-3-1 alla difesa a tre.
Tra i segreti dei Tigers spiccano i 15 gol stagionali di Joe Gelhardt, arrivato in prestito dal Leeds, e le giocate di Mohamed Belloumi. L'anima più autentica dello spogliatoio è stata però incarnata dal capitano Lewie Coyle, che al triplice fischio di Wembley ha regalato un momento di pura commozione in mondovisione, dedicando la promozione al padre tragicamente scomparso. Unico ex Serie A Ivor Pandur, passato da Verona tra il 2020 e il 2022. Per celebrare il lieto fine di questa sceneggiatura perfetta, il patron Ilicali manterrà ora la promessa fatta al gruppo prima della finale: un viaggio tutti insieme a Las Vegas. Il giusto premio per chi ha saputo sovvertire ogni pronostico, tramutando una retrocessione annunciata in un biglietto d'oro per la Premier League.