Dai campetti di Montignoso al sogno Serie A, Mosti: “Voglio arrivarci con il Catanzaro”
C’è un parchetto a Montignoso dove Nicola Mosti torna ancora bambino. È lì che è cresciuto, ed è lì che il pallone diventava il centro di tutto: gli amici, le sfide, le “tedesche” in giardino con il fratello e il cugino. Il calcio, in fondo, era già scritto in famiglia: “La passione per questo sport, sia a me che a mio fratello, l’ha trasmessa mio padre, siamo una famiglia che è cresciuta con il calcio”, racconta a Gianlucadimarzio.com.
Da quei campetti Mosti ha iniziato un percorso che lo ha portato attraverso il settore giovanile dell’Empoli, la Juventus Primavera e poi l’Under 23, fino alla Serie B e alla crescita vissuta con la Juve Stabia. Con le “vespe” ha trovato continuità, responsabilità e una dimensione sempre più importante, diventando uno dei protagonisti delle ultime stagioni. Poi, dopo la fine di un ciclo a Castellammare, la scelta di una nuova sfida: il Catanzaro. Una piazza ambiziosa, calorosa, che negli ultimi anni ha sfiorato più volte la Serie A e nella quale Mosti vuole continuare il proprio percorso: “Sono ancora all’inizio, quindi devo ancora ambientarmi bene, però mi sento già parte integrante del gruppo. Un gruppo sano, fatto di ragazzi per bene”.
IL CALCIO IN FAMIGLIA - Prima ancora dei grandi stadi, c’erano le partite del fratello da andare a vedere, il pallone sempre tra i piedi e una passione che cresceva quasi senza accorgersene: “Sono cresciuto andando a vedere le partite di mio fratello, sempre col pallone in mano, ovviamente”. Anche la mamma, inevitabilmente, finisce per appassionarsi: “Avendo due figli maschi che giocavano tutti e due a calcio, si è appassionata pure lei”. E quando Mosti pensa alla propria infanzia, il ricordo torna proprio a Montignoso: “Lì c’è un parchetto dove ci trovavamo con gli amici per giocare a Mondialito”. Poi, tornando alle “tedesche” in giardino con il fratello e il cugino, sfide che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca, afferma: “Ormai è difficile vedere ragazzini che ci giocano”.
EMPOLI E JUVENTUS - Prima di arrivare al calcio dei grandi, c’è stata una lunga formazione all’Empoli, un percorso nel quale il club toscano curava prima di tutto la persona: “Ho trascorso lì dieci anni e sono stato formato prima di tutto come persona, insegnandomi l’educazione e i comportamenti da avere. Guardavano anche aspetti che magari nel calcio non sono così scontati, come la pagella scolastica. Prima veniva il ragazzo, poi il calciatore”. La Juventus arriva quando Mosti è già più grande e porta con sé un’esperienza completamente diversa. Primavera, Under 23 e la possibilità di allenarsi con la prima squadra: “È stata un’esperienza indimenticabile, anche perché ho avuto modo di toccare con mano grandi campioni, come Cristiano Ronaldo”. (LEGGI QUI) Una scelta che aveva anche un significato particolare in famiglia: “Mio padre e mio fratello sono tifosi della Juve, non è stato semplice gestire tutte le richieste, tra maglie e biglietti (ride, ndr)”.
LA SCELTA CATANZARO - In estate le possibilità non sono mancate, ma la scelta è caduta sul Catanzaro. A convincerlo, anche la presenza di un direttore che aveva già conosciuto ad Ascoli: “Polito ha fatto la sua parte, perché lo avevo già avuto ad Ascoli e quindi è stato abbastanza convincente sul progetto Catanzaro. Sono felicissimo di essere qui, sappiamo tutti quello che ha fatto il Catanzaro negli ultimi anni: è una grande piazza, calorosa, con un progetto ambizioso e, da avversario, ricordo quanto i tifosi si facevano sentire”. A Castellammare ha già avuto modo di conoscere da vicino il calore del calcio del Sud e ora ritrova un ambiente simile: “Giocare al Sud ti dà qualcosa di diverso, che magari tante piazze del Nord non riescono a trasmetterti”.
GRUPPO E RUOLO - L’inserimento è stato rapido anche grazie ai nuovi compagni: “Prima di firmare ho chiamato Buglio e Ruggero, e mi hanno parlato benissimo del gruppo, del mister e di tutto il resto”. Ma il vero obiettivo è creare rapidamente il feeling con lo spogliatoio: “Credo molto nella sintonia tra compagni”, racconta Mosti, che ha già trovato un ambiente nel quale si sente a proprio agio: “Mi sento già parte integrante del gruppo, fatto di ragazzi per bene”. Negli ultimi anni è cambiata leggermente anche la posizione in campo: “Io nasco trequartista, poi due anni fa, verso il finale di stagione, mister Pagliuca ha deciso di farmi giocare come mediano”. Una soluzione che oggi sente sempre più sua: “Mi sento più nel vivo nel gioco”. Mediano o mezzala, la disponibilità resta la stessa: “Sono uno che si sacrifica tanto per la squadra, quindi è indifferente giocare mediano o mezzala, poi le scelte spettano al mister”.
LA FINE DEL CICLO ALLA JUVE STABIA - Dopo diversi anni a Castellammare, la decisione di cambiare non è stata semplice: “Dopo anni del genere sentivo che fosse finito un ciclo, ma non è stata del tutto colpa mia come può essere sembrato e, nel concreto, di quello che si è scritto e detto, di vero ce n’è stato davvero poco”. Da una parte la necessità di una nuova sfida, dall’altra il dispiacere per un addio accompagnato da racconti che Mosti non ha riconosciuto come propri: “Sono stati sbagliati i passaggi”, spiega. Al di là di tutto, però, resta la gratitudine: “Castellammare è stata casa mia per più anni e ci sarò legato per sempre”. È soprattutto il lato umano quello che Mosti porta con sé: “Mi porto dentro il gruppo che eravamo, perché penso di aver legato con quasi tutta la squadra e alcuni veramente li reputo dei grandi amici”. Anni fatti di partite, difficoltà, momenti importanti e rapporti costruiti anche lontano dal campo: “È stato magico perché abbiamo creato dei rapporti anche extra-campo, con persone che sento tuttora”. Un capitolo chiuso, ma impossibile da cancellare.
ABATE, GORGONE E IEMMELLO - Il nuovo Catanzaro arriva dopo tre stagioni ai vertici della Serie B: “Se una società fa due semifinali di fila e una finale, andando così poco dalla Serie A, vuol dire che realmente si fanno le cose come si deve”. Mosti ha già percepito qualità e valori nello spogliatoio: “Si vede che ci sono dei grandi valori, soprattutto umani, nel gruppo”. Poi c’è Gorgone, nuovo allenatore del Catanzaro, con il quale il rapporto è ancora agli inizi: “Mi ha fatto capire sin da subito quello che vuole, sia dal punto di vista calcistico che umano”. Una richiesta diversa rispetto ad Abate, che Mosti ringrazia ancora: “Mi ha fatto vivere la miglior stagione della mia carriera, lo ringrazierò per la vita”.
Tra i primi volti che Mosti ha incontrato nel nuovo spogliatoio c’è quello di Pietro Iemmello, capitano e simbolo del Catanzaro, nato e cresciuto in città. Un riferimento importante soprattutto per chi, come Mosti, è appena arrivato e deve ancora conoscere fino in fondo l’ambiente: “È un bravissimo ragazzo, mi dà molti consigli e mi stimola tanto, non solo a livello singolare, ma a livello di squadra”. Un ruolo che Iemmello interpreta anche nei momenti in cui serve alzare la voce: “Quando c’è da dire qualcosa è lui in primis a farlo, è un capitano vero”.
IL GOL PUÒ ASPETTARE - Il gol annullato in Coppa Italia, poi quello sfiorato a Vicenza. Mosti ha già avuto modo di avvicinarsi alla prima rete con la maglia giallorossa, ma non ne fa un’ossessione: “Ho sempre detto che penso alla vittoria di squadra e spero che avvenga il prima possibile”. Lo stesso approccio vale per gli obiettivi personali: “Non sono uno che se ne pone troppi. Se alla fine dell’anno la squadra fa bene, ne giovano tutti e si alza il livello di tutti noi”.
IL SOGNO SERIE A - E alla fine il viaggio torna al punto di partenza: quel bambino con il pallone in mano, i campetti di Montignoso e il sogno di diventare calciatore. Oggi Mosti è più vicino a quella visione di allora, ma il sogno non è ancora completo: “Il sogno di ognuno di noi è quello di arrivare a giocare in Serie A, quindi il mio sogno attuale è arrivarci con il Catanzaro. Sarebbe incredibile”. Un traguardo da inseguire con una consapevolezza diversa: “Adesso, alla mia età, mi sento davvero cambiato, più maturo rispetto ad anni fa, sia dal punto di vista del gioco che dal punto di vista umano”.
E forse è proprio questo il senso del viaggio di Mosti: non aver mai smesso di correre dietro a quel pallone. Da un parchetto di Montignoso alle grandi sfide della Serie B, passando per Empoli, la Juventus e Castellammare, ogni tappa ha aggiunto qualcosa al ragazzo che era e al calciatore che è diventato. Adesso c’è una nuova maglia, una nuova città e una nuova strada da percorrere. Ma il bambino di Montignoso è ancora lì, con lo stesso sogno tra le mani. Il viaggio non è finito: la Serie A è ancora davanti, e Mosti vuole provare a raggiungerla insieme al Catanzaro.