Parma, il direttore del settore giovanile Notari: “Con i giovani servono fiducia e coraggio. Lavoriamo sul desiderio”
Il coraggio come punto di partenza. Il desiderio come "motore della crescita di cui essere testimoni". Se l’obiettivo è la valorizzazione dei giovani, la strada per raggiungerlo è tracciata. E il direttore del settore giovanile del Parma Mattia Notari ci racconta così la sua visione: "Penso che l’aspetto su cui noi dirigenti dobbiamo lavorare sia il coraggio. Parlo del fatto di poter avere leggerezza e fiducia in questa nuova generazione, del fatto di poterli lanciare e mettere in campo".
"Sento di essere più completo rispetto a quando ho cominciato qui quattro anni fa" spiega il dirigente a gianlucadimarzio.com. Ma la voglia di crescere non cambia. Per Notari, infatti, lavorare coi giovani è una sfida quotidiana sotto tanti aspetti. Uno in particolare: "A Parma l’idea che ci porta avanti non è mettere una serie di leggi da rispettare, ma lavorare sul desiderio. Se noi adulti riusciamo a interrogarci su cosa facciamo e come lo dimostriamo, allora forse riusciamo a tradurlo in ciò che possono fare le nuove generazioni. Tante volte vuol dire anche passare attraverso momenti di difficoltà come esclusioni e panchine, sperando però che i ragazzi arrivino alla fine di questo percorso il più preparati possibile ad affrontare le nuove sfide".
La crescita, dunque, è tutt’altro che lineare. E proprio qui si inserisce la forza dell’ambiente e delle sue figure: "Noi abbiamo il compito di agevolare l’ambiente affinché possa essere il più consono possibile allo sviluppo: a quel punto troveremo dei ragazzi più coraggiosi e pronti al salto tra i grandi".
IL RUOLO DEL PATHWAY MANAGER - Tra prima squadra e nuove esperienze, la crescita dei giovani può seguire diverse direzioni. Per il Parma, accompagnarli nella fase conclusiva del percorso delle giovanili è una priorità. Ed è per questo che la società ha introdotto la figura del pathway manager (ruolo ricoperto da Federico Crovari, ndr): "È un collante trasversale che segue quei ragazzi che stanno facendo l’ultima parte del percorso del settore giovanile, fungendo da anello di congiunzione sia con la prima squadra sia con il mondo professionistico italiano e all’estero. Il pathway manager ha il compito di comprendere anche i caratteri dei ragazzi e di capire quale possa essere il contesto più adatto per poter esaltare o mettere alla prova le loro caratteristiche".
Il lavoro del pathway manager non si limita al campo. Le visite periodiche ai giocatori e le relazioni con gli altri club sono soltanto una parte del processo di valutazione. Il filo rosso che unisce i puntini, infatti, è l’aspetto umano: "Le valutazioni sono sempre sia tecniche che non: il Parma sta cercando di essere attento a tutte e due le fasi, oggi non possono essere scorporate".
"IL PERCORSO DEI GIOVANI RIGUARDA ANCHE GLI ADULTI" - Nell’ultima stagione, da squadra neopromossa, il Parma Primavera ha sfiorato la vittoria dello Scudetto, perdendo solo in finale con la Fiorentina. Ma i risultati, per il club gialloblù, non sono l’obiettivo primario, bensì la conseguenza di una richiesta precisa: "Vogliamo che i ragazzi possano crescere in un contesto dinamico e multidisciplinare". E per costruirlo, come ci racconta Notari, si torna su quegli elementi che accompagnano ogni fase del percorso, in particolare le prime: "Non voglio parlare di un metodo, piuttosto di desiderio. Dobbiamo essere bravi ad accendere e mantenere sempre viva questa fiammella dentro di loro. Le aspettative eccessive hanno tendenzialmente schiacciato dei ragazzi in fase evolutiva, e questa è una problematica di fronte alla quale ci siamo interrogati facendoci affiancare da specialisti come psicologi e pedagogisti".
Quotidianità e lavoro sul presente. Ma con una visione ben chiara: i giovani non sono mai soli lungo questa strada. Ed è qui che torna a intrecciarsi il filo rosso dell’aspetto umano: "È un percorso che riguarda anche noi adulti. Se c’è solidarietà, possiamo esorcizzare una sensazione che altrimenti sembrerebbe riguardare soltanto i ragazzi del settore giovanile, come se si stessero lanciando nel vuoto. Condividere questo percorso aiuta tutti a metabolizzare le esperienze e permette anche a me di crescere".
I GIOVANI COME… IL FORMAGGIO - Condividere e crescere insieme. Ma non solo. La scelta del settore giovanile per Notari è consapevole. E parte da un futuro da scrivere ogni giorno, cercando di modellare un percorso. Non fisso, ma capace di cambiare e riadattarsi. Un processo che il direttore paragona a uno dei simboli di Parma: la stagionatura del formaggio: "Forse sono sempre stato nel settore giovanile perché è come lavorare alla stagionatura del formaggio e del prosciutto. Per far crescere i ragazzi cerchi di lavorare in settimana sulle traiettorie e di curarne i particolari. Ogni tanto ti fermi a guardarne la maturazione, però non sai quello che potrà accadere più avanti, e quindi bisogna essere pronti a cambiare, a supportare e a prendere decisioni che non devono guardare l’immediato, ma lo sviluppo del ragazzo. Quando parlo di apertura, è un esame che pongo innanzitutto a me stesso, chiedendomi se sto facendo il massimo ogni giorno per un determinato ragazzo".
IL LEGAME CON LA PRIMA SQUADRA - Nel percorso di un giovane, dunque, possono esserci diversi sviluppi. E a Parma il collegamento con la prima squadra è parte integrante del progetto, dagli allenamenti alle partite. Ma come si stabilisce quando un ragazzo è pronto per giocare coi grandi? Anche questa volta, per Notari, la risposta è la quotidianità: "Il confronto con l’AD Federico Cherubini, il ds della prima squadra Alessandro Pettinà, il capo scouting Massimiliano Notari e il pathway manager, Federico Crovari, è quotidiano e avviene in maniera costante. Abbiamo una policy interna per cui, alla fine di ogni giornata, valutiamo quali ragazzi possano essere aggregati alla prima squadra a livello operativo il giorno successivo. Tutto questo avviene con grande fluidità e gli allenatori che sono passati in questi anni hanno sposato interamente il progetto mostrando grande apertura e disponibilità, ed è stato uno dei vantaggi nel processo di transizione tra Primavera e prima squadra".
"UNDER 23? NON SERVE ALZARE MURI" - Negli ultimi anni, accanto alla prima squadra e alla possibilità di andare in prestito, anche il calcio italiano ha introdotto un'altra strada per accompagnare la crescita dei giovani: le seconde squadre. E Notari conosce bene questo modello. Nella sua prima esperienza alla Juventus, ha ricoperto anche il ruolo di responsabile scouting, ha seguito la nascita del progetto Next Gen insieme a Cherubini. Proprio per questo, ci spiega il direttore del settore giovanile, "dobbiamo mostrare apertura senza alzare dei muri ed essere dinamici e versatili come classe dirigente". Sull'eventualità di una seconda squadra del Parma, Notari non chiude la porta. Anzi: "Posso solamente abbracciare le novità e cercare di farmi trovare pronto. Devo ammettere che la nostra prima squadra è già quasi un’Under 23, l’età media è bassissima. Ricordiamo che le seconde squadre nascono da una necessità di andare a limitare il numero di giocatori che, uscendo dal settore giovanile, non possono essere prestati in altri club".
Il tema delle seconde squadre, però, va oltre la singola squadra e riguarda l'evoluzione dell'intero sistema calcistico. In Italia e in Europa. Per Notari, saper essere pronti a cambiare è necessario non solo per valorizzare i giovani, ma rafforzare l’intero movimento: "Se guardiamo all’Europa, dalle grandi crisi di alcune Federazioni sono derivati grandi cambiamenti. Quando parlavo di coraggio e voglia di cambiare - e lo dico nel mio piccolo - intendo che dobbiamo metterci a disposizione del sistema calcio e avere voglia di valorizzare il nostro prodotto e proteggerlo, perché abbiamo tutti voglia di tornare a tifare una grande Italia ai Mondiali".
LE SFIDE FUTURE - La chiacchierata è quasi finita, ma dopo aver raccontato idee e progetti sui giovani, Notari ci parla anche del suo futuro. E lo fa partendo da un aneddoto: "Il giorno dopo la sconfitta nella finale Scudetto di Primavera 1 abbiamo cenato al centro sportivo e abbiamo pianto insieme, nel pieno delle emozioni. A fine serata ho chiesto ai membri dello staff della Primavera dove si vedessero da lì a un mese. Un mese e mezzo dopo ho ritrovato in loro queste stesse emozioni e motivazioni. In questi anni ho cercato di applicare a me stesso lo stesso principio: chiedermi quali motivazioni possano sostenermi ogni giorno nel mio ruolo, svolgendolo con determinazione e passione. È ciò che continuerò a fare".
Quale sarà, dunque, la prossima sfida per il direttore del settore giovanile? "Ogni tanto scherzo e dico che quando mi verrà meno la pazienza di chiamare un ragazzo che ha combinato qualcosa a scuola, allora dovrò interrogarmi sul percorso. Se verranno le opportunità ne parleremo. Io devo migliorarmi, motivare me stesso e la gente intorno a me perché stare nel mondo del calcio è un privilegio e ogni tanto ce ne dimentichiamo. Cercherò di continuare a trovare le energie che aiutano a tirare fuori le idee, e nel frattempo onorerò questo ruolo che sono molto orgoglioso di rappresentare a Parma". Fiducia, desiderio e condivisione: al Parma la crescita dei giovani si costruisce ogni giorno su questi pilastri.