Intervista

Audero: "In estate potevo tornare alla Juve, dopo il rigore parato nel derby di Genova ho pianto"

Audero: "In estate potevo tornare alla Juve, dopo il rigore parato nel derby di Genova ho pianto"TUTTOmercatoWEB.com
Emil Audero
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Oggi alle 10:00Interviste e Storie
di Simone Solenghi
A Gianlucadimarzio.com il portiere ripercorre i momenti più importanti della sua carriera, dall'esordio con la Juventus fino all'ultima avventura in Spagna

Dopo quasi un'ora di chiacchierata, Emil Audero ha ancora voglia di parlare di calcio, quella di chi di esperienze da raccontare ne avrebbe a non finire. La compagna e il figlio di quasi tre anni lo attendono in casa, ma trova ancora qualche minuto per raccontarci del rigore parato al 96' del derby di Genova nel 2022: "Per quello che c'era in palio, se non fossimo stati a Genova ma a Manchester ci sarebbe già un film su Netflix. Ho visto gente tatuarsi la mia parata, il giorno dopo la città era tappezzata, è stata una cosa folle. A fine partita sono scoppiato a piangere, è stata la prima volta che ho pianto per il calcio".

Di rigore decisivo ne ha appena parato un altro, che gli è valso il primo trofeo con la nazionale indonesiana (QUI il suo racconto), con cui gioca dal 2025. Occasione per riavvolgere l'album dei ricordi e ripercorrere una carriera iniziata nella Juventus vincente di Massimiliano Allegri e che lo ha portato a diventare il primo indonesiano della storia della Liga col Rayo Vallecano.

LA JUVENTUS E QUELLA SUGGESTIONE ESTIVA - Il 27 maggio 2017 rappresenta l'inizio della carriera di Audero, che a 20 anni debutta con la Juventus a una settimana dalla finale di Cardiff: "Ho avuto la fortuna di esordire in una grandissima Juve, però penso che l’Emil di adesso se la godrebbe di più: allenandomi tutti i giorni con loro mi sembrava normale, solo oggi ho capito la qualità di quei giocatori. Ho degli ottimi ricordi, innanzitutto perché erano persone di spessore, poi perché in campo erano di un altro pianeta".

È Massimiliano Allegri il primo a dargli fiducia promuovendolo dalla Primavera: "È una grandissima persona a livello umano ed è bravissimo nella gestione dei giocatori. Sapeva perfettamente come relazionarsi con gente di quello spessore lì". Quel capitolo, chiuso proprio nel 2017, avrebbe potuto riaprirsi dopo 9 anni: "In estate avevano preso in considerazione me e altri portieri, poi la trattativa non si è conclusa per diversi motivi. Io ero soltanto in attesa di capire quale potesse essere la soluzione migliore, mi allenavo per essere pronto a tutto".

L'ESPERIENZA ALL'INTER - In una squadra da Scudetto ci torna nel 2023, quando diventa il secondo di Sommer all'Inter: "Un altro capitolo molto bello. Ho ritrovato giocatori come Barella, Dimarco e Bastoni, con cui ci conosciamo dall’Under 15, mi sono trovato bene con uno spogliatoio di ottime persone, oltre che ottimi giocatori. Quell’Inter ha espresso un calcio tra i migliori che abbia visto. La sua forza era l’amicizia all’interno dello spogliatoio".

Ma qual era la più forte tra la Juve di Allegri e l'Inter di Inzaghi? "Domanda tosta. Come singoli la Juve, come collettivo l’Inter. Mi vengono in mente tante partite sporche della Juve vinte grazie alle giocate individuali; quell’Inter, invece, aveva un modo di giocare da squadra veramente impressionante". Un'avventura, quest'ultima, chiusa dopo una sola stagione: "Mi sarebbe piaciuto andare avanti, ma avevo percepito che non sarebbe andata così. Mi è spiaciuto perché mi trovavo molto bene, ma sono scelte della società. Li ringrazierò sempre per le esperienze di quell'annata, come l’esordio in Champions".

LA SFIDA RAYO - Arriva quindi la chiamata del Como, poi i prestiti con Palermo e Cremonese fino a quello al Rayo Vallecano. Un'opportunità nata in modo improvviso e inatteso: "È cambiato tutto l’ultimo giorno di mercato, quando il Como ha preso Sanchez senza che nessuno mi avesse detto niente. Quelli che erano i miei piani così sono cambiati, perché c’è un abisso tra fare il secondo e fare il terzo. Mi è arrivata un’offerta che ho accettato immediatamente, nonostante fosse tutto nuovo. Sono contento della scelta che ho fatto, vivo in una città bellissima come Madrid, in un ambiente molto familiare: è una società molto umile, passionale e legata al popolo. Mi sto trovando molto bene".

Tempo una dozzina di giorni ed ecco subito un esordio speciale: "Mi sono ritrovato a partire, gestendo un trasloco e tutto quello che riguarda la famiglia, poi pronti via e giochi al Bernabeu. La partita è andata come è andata (sconfitta per 4-1, ndr), ma ho fatto delle belle parate e ho cercato di godermela il più possibile. Fa parte del mio bagaglio personale, di vita e calcistico, perché potrebbe anche non capitare mai di giocare al Bernabeu. Confrontarmi con il Real Madrid, con campioni come Mbappé, è stata una cosa nuova e molto bella". Ora rimarrà focalizzato sul Rayo fino a fine stagione, mentre è ancora presto per parlare di futuro: "Mi piacerebbe stabilirmi in un posto per diversi anni, ma tante volte non sei tu che decidi. Penso step by step, per ora l’inizio qui è stato positivo". Ma in fondo, anche con una valigia spesso in mano, Audero è ancora in grado di emozionarsi ed emozionare.

A cura di Simone Solenghi e Nicolò Minerva