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Follia nel derby tra Huesca e Real Saragozza, mano pesantissima della RFEF: 13 giornate di squalifica per Andrada
Follia nel derby tra Huesca e Real Saragozza, mano pesantissima della RFEF: 13 giornate di squalifica per Andrada
La Commissione Disciplinare della Federazione Calcio Spagnola (RFEF) ha usato il pugno di ferro per sanzionare i gravi episodi di violenza avvenuti durante l'ultimo incandescente derby aragonese tra Real Saragozza e Huesca in Segunda Division. A farne le spese in maniera più pesante è stato il portiere del Saragozza, Esteban Andrada, la cui stagione si chiude anticipatamente con una maxisqualifica esemplare. LA DINAMICA E IL REFERTO ARBITRALE - Il tutto è scaturito dopo un'iniziale espulsione per doppia ammonizione ai danni del portiere, punito inizialmente per aver spinto il capitano dell'Huesca Jorge Pulido. Invece di abbandonare il terreno di gioco per rientrare negli spogliatoi, Andrada ha perso la testa. A testimoniare la gravità e la concitazione dell'accaduto c'è il referto ufficiale redatto dall'arbitro Dámaso Arcediano, riportato da As, che non lascia spazio a interpretazioni: "Dopo essere stato espulso per doppia ammonizione, il giocatore numero 1 del Real Zaragoza, Esteban Maximiliano Andrada, prima di lasciare il campo, si è avvicinato violentemente e aggressivamente al giocatore dell'Huesca Jorge Pulido Mayoral, correndogli incontro e saltandogli addosso, colpendolo al volto con eccessiva forza, facendolo cadere a terra e provocandogli un ematoma allo zigomo sinistro. A seguito di questi eventi, è scoppiata una rissa tra i giocatori, e Andrada è stato necessario trattenerlo da parte di membri di entrambe le squadre e delle Forze di Sicurezza dello Stato per scortarlo negli spogliatoi". Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da @_gianlucadimarzio.com_ LE MOTIVAZIONI DELLA MAXISQUALIFICA - Il totale di 13 giornate di stop inflitte ad Andrada è il risultato della somma matematica tra il turno di squalifica scaturito dal cartellino rosso (il doppio giallo) e le 12 giornate comminate per l'aggressione fisica. La sanzione poggia sull'articolo 103 del regolamento disciplinare, che punisce le aggressioni a gioco fermo con pene che variano da quattro a dodici partite. Il pugno di Andrada ha generato un effetto domino in campo, scatenando una maxi-rissa che ha coinvolto diversi tesserati e ha portato a ulteriori provvedimenti da parte del Giudice Sportivo iberico: Dani Jiménez, portiere dell'Huesca, è stato squalificato per 4 partite per aver sferrato a sua volta un pugno durante il parapiglia generale. Dani Tasende, giocatore del Saragozza, ha ricevuto una squalifica di 2 giornate. Nonostante le pubbliche scuse presentate nel post-partita da Andrada e da entrambi i club per il vergognoso spettacolo offerto, le conseguenze disciplinari si faranno sentire pesantemente. Il Saragozza perde il suo portiere titolare per tutto il resto della stagione, mentre l'Huesca dovrà fare a meno di Jiménez per quattro delle ultime e decisive cinque gare di campionato.
Roma, buone notizie a centrocampo: Koné torna in gruppo. A parte Pellegrini e Dovbyk
Roma, buone notizie a centrocampo: Koné torna in gruppo. A parte Pellegrini e Dovbyk
Prosegue il lavoro quotidiano della Roma in vista dei prossimi e cruciali impegni stagionali. La formazione giallorossa si è ritrovata quest'oggi presso il centro sportivo di Trigoria per sostenere una nuova sessione di allenamento pomeridiano, con l'obiettivo di mettere benzina nelle gambe e affinare i dettagli tattici in vista del match di lunedì 4 maggio contro la Fiorentina. IL RECUPERO DI MANU KONÉ - La notizia più confortante di giornata per Gasperini arriva senza dubbio dal reparto di centrocampo. Manu Koné ha infatti superato le recenti noie fisiche ed è tornato a lavorare regolarmente a pieno regime con il resto dei compagni. Il rientro in gruppo del francese rappresenta un rientro fondamentale in vista degli ultimi impegni.  Resta invece da valutare la situazione legata ad altre due pedine. Sia capitan Lorenzo Pellegrini che Artem Dovbyk non hanno preso parte alle esercitazioni collettive, limitandosi a proseguire il rispettivo lavoro differenziato a parte. Le condizioni dei due giocatori verranno analizzate giorno dopo giorno dallo staff medico per capire i reali margini di un loro imminente ritorno in gruppo. All'appello mancava infine anche Robinio Vaz. Per lui, tuttavia, non si segnala alcun tipo di problema o allarme fisico: il calciatore non era presente poiché ha usufruito di un regolare permesso autorizzato concordato con la società.
IntervistaIl Dodicesimo - Storie di Tifo. Simone e il record di chilometri percorsi per il Mantova
Il Dodicesimo - Storie di Tifo. Simone e il record di chilometri percorsi per il Mantova
Un telefono squilla e si sente riecheggiare una suoneria che intona un coro da stadio. Poi, il protagonista della storia di oggi mi rivolge una domanda semplice, ma tutt'altro che scontata: "Durante questo viaggio, qual è stata la storia di tifo più particolare che hai raccontato?". Sul momento non ho trovato una risposta. Avevo conosciuto tifosi con collezioni di cimeli incredibili. Altri che militavano da decenni all'interno delle società. Chi viaggiava dal Belgio per seguire la squadra di cui si era innamorato. O ancora, chi aveva ereditato la propria passione dai genitori. Ma la risposta è arrivata poco dopo.  Il suo nome è Simone, ragazzo trentenne nato a Chiavari e residente a Lavagna, in provincia di Genova. È lui il ragazzo che ho conosciuto durante il mio viaggio alla scoperta dei tifosi che mi ha condotto fino a Mantova e al suo club. Un ligure follemente innamorato del Mantova.  Una prima spiegazione viene dalla famiglia: "I miei nonni erano della provincia. Dopo un viaggio di nozze in Liguria, però, decisero di trasferirsi". Anche se, come ammette lui stesso, parliamo di qualcosa di molto più profondo, "quasi inspiegabile". IL MANTOVA - Tutto inizia da una partita vista allo stadio quando aveva dieci anni, un Mantova-Modena nella semifinale playoff del 2006 valida per andare in Serie A ai tempi del presidente Fabrizio Lori. "Dopo il colpo di fulmine iniziale, la mia passione è cresciuta gara dopo gara, diventando oggi una fede consolidatissima. Quasi una ragione di vita", racconta. Da quel momento il Mantova è diventato una missione: Simone doveva esserci, doveva sostenere quei colori che gli avevano regalato gioia e tristezza. Che l'avevano fatto emozionare e sentire vivo. Per farlo, è pronto a tutto. Dalla C2 (la "seconda divisione" della Lega Pro) del 2011 ha iniziato a seguire sette-otto partite a stagione, aumentando sempre più le presenze. "Da due anni non mi perdo una gara. Percorro 224 chilometri all'andata e altrettanti al ritorno solo per quelle in casa. Poi ci sono le trasferte. L'anno scorso in totale sono stati più di 28mila e quest'anno potrei anche superarli. Quando ho portato la macchina dal carrozziere per il tagliando mi ha detto 'Belin, ma quanto la usi?'". Ma Simone lo fa senza pensarci, come una vocazione. "Quando la domenica mattina ti alzi con la voglia di partire, vuol dire che è la scelta giusta. Poi se un giorno non avrò più questa motivazione smetterò, ma spero non capiti mai. Non lo faccio per un tornaconto, ma perché viene dal cuore. È una questione di tifo", spiega. E oggi, di Mantova gli piace tutto. Dalla città all'ambiente, passando per la tradizione e la storia del club. "Qui si respira la cultura dei tifosi. La squadra può fare la Serie B come la D, ma ci sarà sempre lo zoccolo duro del tifo a seguirla. Questo valore mi dà tanto". Simone parla della sua squadra come si farebbe con la persona di cui si è innamorati, raccontandola agli amici. "Dopo i gol importanti mi emoziono sempre. Tipo quello segnato da Ruocco a Genova contro la Sampdoria all'87'. Mi sono scese le lacrime". L'IMPORTANZA DEL TIFO - Ma quanto può fare la differenza nel concreto uno sforzo del genere? "Per far sì che nel calcio possano arrivare i risultati ci vuole un'unione di intenti. In campo vanno i calciatori, ma penso che il tifoso sia quello che, quando le energie vengono meno, trasmette quell'entusiasmo che può portarti a vincere le partite", chiarisce. E aggiunge: "Quando i calciatori ti conoscono, alzano la testa e ti vedono anche in trasferta. Per me, può diventare uno stimolo in più". Per Simone quello con il Mantova è uno dei legami più forti della sua vita, che lo porta a organizzarsi anche mesi prima, appena esce il calendario. "Anche perché, da buon genovese, è importante risparmiare", precisa sorridendo. Per le partite in casa il ragazzo parte la mattina, pranza in città, segue il match e poi torna a Lavagna. Oppure, per i turni serali o infrasettimanali, se non guida di notte si ferma da quella che per lui è diventata quasi una famiglia adottiva, che lo ospita da più di 10 anni. I VIAGGI - L'anno scorso Simone ha seguito tutte e trentotto le partite. Quest'anno ha saltato solo le trasferte a Castellammare di Stabia e Catanzaro per imprevisti. Un record, come gli viene detto da tanti altri tifosi: "Lo condivido con tante altre persone in giro per l'Italia ma ne vado fiero". Tutti viaggi percorsi soprattutto di notte, in solitaria, ma anche con amici sui minibus. Per lui l'importante è lo spirito del viaggio, che gli ha permesso di conoscere tantissime persone nuove nel corso degli anni. E più aumenta la categoria, maggiori sono le opportunità di vivere queste emozioni.           Visualizza questo post su Instagram                       Un post condiviso da @_gianlucadimarzio.com_ GLI ANEDDOTI - Tra le storie più emblematiche del sostenitore biancorosso c'è quella legata alla promozione in Serie B del 2024, vissuta anche questa in macchina. Il Padova giocava il giorno prima del Mantova ed era costretto a vincere. Circostanza che ha portato a scene quasi cinematografiche: "Sono arrivato al casello di Parma, mi sono fermato per seguire la partita dal telefono. Così se il Padova avesse vinto sarei tornato a casa, altrimenti sarei stato abbastanza vicino a Mantova per i festeggiamenti". Caso vuole che il Padova quella partita la pareggi, contro il Lumezzane: "In quel momento mi sono passati davanti gli occhi tutti gli sforzi della stagione". Così, in quaranta minuti Simone è arrivato a Mantova per i festeggiamenti. Una celebrazione che si è conclusa solo a notte fonda, con il rientro verso Lavagna. L'anno dopo, un altro importante ricordo legato alla salvezza conquistata in Serie B. "Ricordo di aver festeggiato con i miei amici e con l'allenatore Davide Possanzini, che mi diede la sua maglietta. Tra l'altro, l'orario di ritorno a casa è stato esattamente lo stesso della promozione dell'anno prima". E quel cimelio, oggi, Simone non lo scambierebbe "nemmeno per un milione di euro". I SOGNI E IL FUTURO - "Per me Mantova è casa, anche se non sono nato qui. Non so cosa succederà nella mia vita, ma so che tutto quello che ho costruito qui non passerà mai", chiarisce il ragazzo. E per il futuro: "Mi auguro che la mia passione non passi mai e che la squadra possa restare a giocare in palcoscenici importanti, mantenendo sempre i piedi per terra". La partita dei sogni resta una sfida a San Siro, più per l'importanza del viaggio che per la gara in sé. Perché Simone è così, un concentrato di emozioni amplificate all'ennesima potenza dal suo tifo. La risposta alla domanda iniziale è ora chiara: la sua è senza dubbio una delle storie più particolari raccontate, la vera essenza dell'essere dodicesimo uomo in campo. E questa è un'altra storia di tifo.
Allarme giovani, Cherubini: "Solo il 2% arriva in Serie A. In Italia l'imbuto è troppo stretto"
Allarme giovani, Cherubini: "Solo il 2% arriva in Serie A. In Italia l'imbuto è troppo stretto"
"Volendo fare una fotografia oggettiva, guardiamo cosa abbiamo prodotto: in questo momento 190 calciatori che giocano nei top 5 campionati europei. 170 giocano in Italia, 20 negli altri 4 campionati. La Spagna ne ha 400, la Francia circa 300 e anche l’Inghilterra ne ha di più. I giocatori in prestito sono un fenomeno quasi completamente italiano": Così l'amministratore delegato del Parma, Federico Cherubini, ha inizato il proprio intervento durante il Panel “I giovani nel sistema calcio italiano” organizzato in occasione della finale di Coppa Italia U20.  Cherubini ha poi proseguito: "Cosa ha prodotto questo? Che quando si esce dalla Primavera il salto è troppo ampio, e circa il 2% trova una collocazione stabile in Serie A una volta uscito, l’imbuto si stringe troppo. Uno studio che abbiamo fatto mostra che la panchina profonda costa circa 10 milioni l’anno ai top club di Serie A, potremmo sostituirli con i giocatori delle seconde squadre. Abbiamo solo 4 seconde squadre, non dico che siamo un sistema ma andiamo in quella direzione". LE PAROLE DI CHERUBINI - L'amministratore delegato del Parma ha poi parlato dell'’età media del campionato Primavera e U20: "All’inizio nessuno voleva la seconda squadra della Juve in Serie C ed è un dibattito ancora attuale: non dobbiamo focalizzarci solo sulla Serie C, negli altri paesi europei il 60% delle seconde squadre giocano nel quarto livello. Dovremmo fare sistema e mettere insieme A, B, C e D. Se mi dessero la possibilità di iscrivere la seconda squadra del Parma la iscriverei in D, voglio sviluppare i giocatori che crescono da noi" E ha poi rposeguito così: "​​​​Essere giovane non può diventare un aspetto legato al merito. Mettere le seconde squadre in D significherebbe parlare con la Serie D stessa e chiedere perché si mettono obblighi sui giovani: il risultato questo è che i giovani vengono pagati il triplo" CHERUBINI SULLE STRUTTURE NEL MONDO DEL CALCIO - Cherubini ha poi voluto parlare del tema strutture sportive in Italia: "Spesso si sente dire sia che mancano i centri sportivi sia che i ragazzi non giocano in strada: credo che dobbiamo pensare alle infrastrutture in maniera più ampia e parlare di accesso al gioco. Negli ultimi anni la Juventus ha portato 5 giocatori dall’attività di base all prima squadra: c’è stata una caratteristica, ovvero il fatto che Gigi Milani per i giocatori a 11 anni avesse messo una navetta per andare a prendere i giocatori ad Aosta, Biella…Di quei 190 giocatori che dicevamo prima, i siciliani sono lo 0,9%, mentre la Lombardia ha il 30% di giocatori di alto livello: dove c’è accesso al gioco arrivano i calciatori. C’è un problema di mettere tutti i ragazzi nelle condizioni di giocare e allenarsi".
Ludi risponde alle critiche: "Como senza giovani italiani? Vi spiego i motivi. In futuro avremo una prima squadra a tinte azzurre"
Ludi risponde alle critiche: "Como senza giovani italiani? Vi spiego i motivi. In futuro avremo una prima squadra a tinte azzurre"
"Il Como del domani sarà italiano e allineato ai nostri principi di gioco", così Carlalberto Ludi, direttore sportivo del Como, a margine del panel intitolato “I giovani nel sistema calcio italiano”. Il dirigente ha affrontato a viso aperto uno dei temi più dibattuti e controversi attorno al progetto del club biancoblù: la forte impronta estera della rosa e la presunta mancanza di investimenti sui talenti locali. Ludi ha voluto fare chiarezza, respingendo le accuse al mittente e delineando la reale strategia della società, divisa tra le necessità del presente e la costruzione di un solido futuro. UNA CRITICA CHE NON TROVA RISCONTRO - Il dirigente del Como non si è nascosto dietro a un dito, affrontando subito il fulcro della questione. "Perché il Como non investe nei giovani italiani? È una critica che ci viene mossa di frequente, quella di far giocare solamente stranieri, ma onestamente è forse l'appunto che riesco a comprendere meno", ha esordito Ludi. Il direttore sportivo ha tenuto a precisare come il club stia in realtà puntando sulla linea verde, pur con dinamiche differenti: "Il Como sta investendo in maniera concreta su professionisti di giovane età per la prima squadra. Ci tengo a sottolineare che non abbiamo portato nessun giocatore proveniente da settori giovanili stranieri direttamente in prima squadra". I TRE OSTACOLI AL MERCATO ITALIANO - Ma perché, allora, questa difficoltà nel pescare i talenti del nostro Paese? Ludi ha analizzato la situazione individuando tre criticità fondamentali che allontanano, al momento, il Como dai giovani italiani. Il primo fattore è di natura prettamente economica e strategica: "C'è un tema finanziario, la nostra proprietà risulta essere più agile a investire al di fuori dei confini nazionali". Il secondo ostacolo riguarda invece le carenze strutturali del sistema calcistico tricolore: "Il secondo punto sta nel fatto che noi volevamo investire su giovani talenti da portare in prima squadra, ma purtroppo manca quell’anello di congiunzione fondamentale di cui in passato parlavano anche figure come Paratici e Cherubini". Infine, l'ultimo aspetto è legato allo scouting: "Il terzo motivo è metodologico: come club abbiamo un processo di recruitment estremamente accurato, che si avvale dell'uso di algoritmi, del lavoro degli scout e del supporto degli psicologi". LA VISIONE A LUNGO TERMINE: UN VIVAIO DA COLTIVARE IN CASA - Nonostante le difficoltà attuali nell'inserire prospetti italiani già pronti, il Como ha in mente un piano ben preciso per gli anni a venire, che passa attraverso una profonda riorganizzazione interna del vivaio. "Per quanto riguarda il nostro settore giovanile siamo estremamente metodologici e vogliamo costruire questo percorso interamente dentro Como", ha spiegato Ludi. La visione della società è ambiziosa e proiettata in avanti: "Vogliamo che i giovani giocatori italiani trovino da noi una totale coerenza metodologica, così che un domani il Como della prima squadra possa essere italiano e perfettamente allineato ai nostri principi di gioco. Oggi siamo solamente all’inizio di questo lungo processo".
Paratici lancia l'allarme: "Il calcio italiano, andando avanti così, andrà in estinzione"
Paratici lancia l'allarme: "Il calcio italiano, andando avanti così, andrà in estinzione"
Durante l'evento organizzato in occasione della finale di Coppa Italia U20, è intervenuto il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici. Tra i temi toccati, Paratici si è soffermato molto sui settori giovani in Italia e le misure da adottare per migliorarli. "Cosa si può fare per colmare il gap tra Primavera e prima squadra? In termini di responsabilità mi sento arrabbiato con me stesso, dovremmo essere più responsabili con noi stessi: probabilmente come Federazione non facciamo abbastanza, altrimenti non avremmo così pochi calciatori in Premier League, che oggi è l’NBA del calcio". Paratici ha poii proseguito: "Sono italiano e quindi mi sento responsabile per quello che non facciamo. Non vorrei solo che non si parlasse solo di Under 23, che è solo l’ultimo anello dei settori giovanili, è un post-formazione che c’è in tutti i settori italiani. La soluzione ai mali parte dai primi calci, da quelle persone nei club che ne fanno una vocazione. Dobbiamo ragionare su una scala più ampia, quella di selezione, formazione e delle infrastrutture". LE PAROLE DI PARATICI - Il direttore sportivo della Viola ha proseguito il suo discorso così: "Le valutazioni dei giocatori sono frettolose, sia in termini positivi sia negativi: non sento mai nessuno parlare di aspetto cognitivo o caratteriale. Parliamo solo di talento del numero 10 che ci manca, siamo molto superficiali e questo ci porta a non essere profondi nelle analisi. Siamo arrivati a un punto dove il calcio italiano va in estinzione se va avanti cosi. I nostri calciatori alla base non sono inferiori rispetto a quelli degli altri paesi. Siamo nati con questo DNA e avremo sempre questi giocatori, dipende come li formiamo e li alleniamo". Paratici ha poi proseguito: "Per alzare la competitività dei nostri calciatori dobbiamo mettere insieme più calciatori possibili nello stesso gruppo. Se togliessimo qualche giocatore da ogni club per farli allenare a Coverciano in settimana e li “restituissimo” al club succederebbe una rivoluzione. Ci sono giocatori che hanno 100 partite in Primavera, non credo che serva: se non si hanno le seconde squadre, piuttosto troviamo un percorso alternativo ai nostri giocatori. È inutile far continuare a giocare i ventenni in Primavera". SULLE STRUTTURE - Paratici ha poi voluto toccare il tema delle strutture e degli impainti sportivi delle società: "Il 33% è selezione, l’altro 33% selezione e l’ultimo è dato dalle infrastrutture. Le infrastrutture di oggi sono migliori rispetto a diversi anni fa. Il problema è come noi insegniamo ai calciatori, come li facciamo allenare e giocare. Le nostre grandissime qualità non sono complete, credo che questo sia il punto: abbiamo più campi di vent’anni fa e creiamo meno giocatori, perciò il problema non possono essere solo le infrastrutture".
Arsenal, la probabile formazione contro l'Atlético Madrid: Eze e Calafiori dalla panchina
Arsenal, la probabile formazione contro l'Atlético Madrid: Eze e Calafiori dalla panchina
Atlético Madrid e Arsenal si preparano a vivere una semifinale di Champions League ad altissima tensione e dal grande peso storico. Le due formazioni condividono infatti un curioso e amaro primato: sono le squadre ad aver disputato più partite nella massima competizione europea senza mai riuscire a sollevare il trofeo. Chi avrà la meglio in questo incrocio staccherà il pass per la finalissima di questa stagione, cullando il sogno di spezzare finalmente la maledizione. Dopo aver superato lo Sporting CP, i Gunners di Arteta cercano il posto a Budapest per la finale. IL CAMMINO E LO STATO DI FORMA - L'Arsenal si presenta all'appuntamento rinfrancata dal sofferto successo per 1-0 contro il Newcastle, che ha permesso ai londinesi di riprendersi la vetta della Premier League. Una vittoria fondamentale per risollevare il morale dopo un periodo non brillantissimo, caratterizzato da soli due successi nelle ultime sette uscite ufficiali. Il cammino europeo dell'Arsenal, tuttavia, è stato fin qui impeccabile: dominatori assoluti del girone unico con otto vittorie su otto (prima squadra nella storia a compiere questa impresa), hanno poi eliminato lo Sporting nel turno precedente. A una sola gara dal proprio record di imbattibilità europea, gli inglesi fanno paura soprattutto in trasferta, dove in questa edizione hanno collezionato cinque vittorie e un solo pareggio. I DUBBI DI ARTETA E LA SITUAZIONE INFORTUNATI - Per tentare l'assalto alla finale, Mikel Arteta si affiderà al suo collaudato 4-3-3, ma lo staff tecnico deve ancora sciogliere un paio di nodi cruciali. In difesa, sulla corsia di destra, è vivo il ballottaggio tra Mosquera e White, con il primo che appare leggermente in vantaggio per una maglia da titolare. Un altro dubbio riguarda il reparto offensivo: per completare il tridente accanto a Saka e al centravanti Gyokeres, Martinelli è al momento il favorito per spuntarla su Trossard. L'allenatore spagnolo dovrà fare i conti con alcune assenze pesanti: non prenderanno parte alla spedizione europea né Havertz né Timber, entrambi indisponibili. L'infermeria, però, restituisce anche due pedine preziose, con Eze e Calafiori che sono stati recuperati e saranno a disposizione per la supersfida. ARSENAL (4-3-3): Raya; Mosquera, Saliba, Gabriel, Hincapie; Odegaard, Zubimendi, Rice; Saka, Gyokeres, Martinelli. Allenatore: Mikel Arteta. DOVE VEDERE LA PARTITA IN TV E STREAMING - La partita tra Atlético Madrid e Arsenal, in programma mercoledì 29 aprile alle 21:00, si giocherà al Wanda Metropolitano. Il match potrà essere seguito in streaming su Amazon Prime Video.
Sassuolo, Matic: "Grosso è già pronto per qualcosa in più. Futuro? Io voglio rimanere qui"
Sassuolo, Matic: "Grosso è già pronto per qualcosa in più. Futuro? Io voglio rimanere qui"
"Abbiamo una buona squadra e una società forte. Abbiamo tutto per allenarci bene. La squadra ha grande talento, anche con qualche giocatore di esperienza. Abbiamo tutto per lavorare e giocare bene. Vediamo come andranno queste 4 partite". Queste le parole di Nemanja Matić sulle sue sensazioni a poche sfide dal termine della sua prima stagione a Sassuolo. Il centrocampista serbo ha voluto esaltare anche il lavoro dell'allenatore dei neroverdi, Fabio Grosso: "Grosso è già pronto per qualcosa in più: ha aiutato molto la crescita dei giovani. Abbiamo la fortuna che, essendo stato giocatore, conosce moltissimo questo mondo".  SUL MATCH CONTRO IL MILAN - La prossima sfida del Sassuolo sarà contro i rossoneri. Ecco il commento di Matic sulla sfida: "Mi aspetto che Berardi faccia di nuovo 4 gol (ride, ndr). È una partita difficile, loro hanno una squadra buona, però sappiamo quali sono le nostre qualità. Abbiamo fiducia" E sulla semifinale di Champions tra PSG e Bayern ha commentato: "Partita di altissimo livello con tanti giocatori top. C'è stato tutto quellom che si vuole vedere in una partita: 9 gol, 2 squadre di alto livello, 2 grandi allenatori…non si può chidere di meglio". SUL FUTURO - Infine Matic ha voluto parlare del suo futuro: "Vediamo, alla fine della stagione parleremo con il club. Io voglio rimanere qui e giocare ancora 2-3 stagioni…poi vado in vacanza (ride, ndr)".
Atletico Madrid, la probabile formazione contro l'Arsenal
Atletico Madrid, la probabile formazione contro l'Arsenal
Dopo lo spettacolo tra il Paris Saint-Germain e il Bayern Monaco, è il momento della seconda semifinale di Champions League, che vede affrontarsi l'Atletico Madrid e l'Arsenal. I Colchoneros hanno ottenuto la qualificazione grazie al successo nel derby spagnolo contro il Barcellona: vittoria complessiva per 3-2 nei 180 minuti. La squadra di Arteta, invece, ha affrontato ai quarti lo Sporting ed è bastato un gol di Kai Havertz per permettere ai Gunners di ottenere il pass per la semifinale.  Dopo la qualificazione contro i catalani, per la squadra del Cholo Simeone è arrivata la sconfitta ai rigori in finale di Copa del Rey contro la Real Sociedad, seguita da un ko in campionato contro l’Elche. Nell'ultimo turno di Liga, l'Atletico è tornato alla vittoria: 3-2 all'Athletic Club, con la doppietta di Sorloth e il gol di Griezmann. LA PROBABILE FORMAZIONE DELL'ATLETICO MADRID - Dopo aver smaltito l'infortunio che lo aveva tenuto fuori nei quarti di finale contro il Barcellona, Oblak torna titolare tra i pali, con Musso in panchina. In difesa dovrebbero partire come centrali Pubill e Hancko, con quest'ultimo favorito su Le Normand. Marcos Llorente sulla destra e Matteo Ruggeri a sinistra: dovrebbero essere loro i terzini scelti da Simeone. A centrocampo dovrebbero agire Koke e Cardoso, con Giuliano Simeone e Lookman sugli esterni. In attacco. la coppia formata da Griezmann e Julián Álvarez dovrebbe essere titolare. Nico Gonzalez, una delle opzioni valutate dall’allenatore, sarà invece indisponibile per un infortunio alla coscia sinistra che lo terrà fuori fino al termine della stagione. ATLETICO MADRID (4-4-2): Oblak; Llorente, Pubill, Hancko, Ruggeri; Simeone, Koke, Cardoso, Lookman; Griezmann, Álvarez. Allenatore: Diego Simeone.  DOVE VEDERE LA PARTITA - La partita dello Stadio Metropolitano di Madrid fra Atletico e Arsenal, in programma mercoledì 29 aprile alle ore 21:00 per l'andata delle semifinali di Champions League, sarà visibile in diretta su Amazon Prime Video. 
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