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Ultim'oraGiovanni Malagò è il nuovo commissario della FIGC: voto unanime della Giunta CONI
Giovanni Malagò è il nuovo commissario della FIGC. La Giunta del CONI ha approvato all'unanimità il commissariamento della Federazione, che sarà guidata da Malagò. Il dirigente ha ricevuto 15 voti su 15 disponibili. Per l'ufficialità bisogna aspettare le 14:00, quando arriverà l'ultima approvazione del Consiglio.
Come reso noto da Sky Sport, nelle scorse ore il presidente della Federazione ha incontrato il numero uno del CONI, Luciano Buonfiglio, per trovare un accordo sul futuro della Federcalcio (QUI IL RACCONTO LIVE DELLA GIORNATA). La Giunta del CONI, con un voto unanime, ha deciso di affidare l'incarico di commissario a Malagò. Nel futuro di quest'ultimo c'è l'elezione alla presidenza della FIGC. Entro i prossimi 90 giorni, si tornerà al voto. Il numero uno della Federazione potrà candidarsi nuovamente, dopo aver risolto la questione del tesseramento.
FIGC, la Giunta del CONI ha votato per il commissariamento: come funziona
L'ipotesi è diventata realtà: la FIGC è stata commissariata. Come vi abbiamo racontato, la Giunta del CONI riunitasi oggi, 6 ottobre, ha votato Giovanni Malagò come nuovo commissario della Federcalcio (LEGGI LA NEWS). La sua nomina è anche frutto dei colloqui di questa mattina tra Malagò e il numero uno del CONI, Luciano Buonfiglio (QUI IL RACCONTO DELLA GIORNATA).
A distanza di 4 mesi, Malagò ha lasciato, dunque, il ruolo di presidente della FIGC per ricoprire quello di commissario. Lo scossone in Federazione è stato causato dalla notizia del mancato tesseramento di Malagò in FIGC nel momento della sua elezione, a giugno 2022. Così, a inizio ottobre, la Giunta del CONI ha votato per il commissariamento. Ma come funziona? Scopriamolo insieme.
COMMISSARIAMENTO - Il commissariamento delle Federazioni Sportive (tra cui la FIGC) è disciplinato dallo Statuto del CONI. Lo stesso viene proposto dalla Giunta nazionale del Comitato al Consiglio Nazionale. Esso accade in caso di gravi irregolarità "accertate nella gestione o di gravi violazioni dell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi". Nel regolamento si legge che, le gravi violazioni corrispondono a "constatata impossibilità di funzionamento dei medesimi o nel caso in cui non siano stati adottati, da parte delle Federazioni Sportive Nazionali, gli adempimenti regolamentari o il commissariamento ad acta delle articolazioni interne competenti, al fine di garantire il regolare avvio o svolgimento delle competizioni sportive nazionali".
LA FIGURA DI MALAGÒ - Dopo il voto unanime della Giunta, alle ore 14:00 il Consiglio ratificherà la decisione e subentrerà il tema delle nuove elezioni. Il presidente, secondo le norme, verrà eletto in un tempo che va dai 60 ai 90 giorni. Sempre secondo Sky Sport, Malagò sarà tesserato e candidabile entro dicembre.
Intanto, nella giornata di ieri, 5 ottobre, la Lega Serie A ha pubblicato un comunicato criticando duramente l'idea di commissionare la Federazione. "La Lega Calcio Serie A ritiene il commissariamento del tutto inopportuno" si legge nella nota (LE PAROLE). La Lega ha difeso la posizione di Malagò: "È stato eletto con largo margine e la stessa Serie A continua a manifestargli completo supporto".
LiveFIGC commissariata, il CONI: "Nuove elezioni entro e non oltre il 31 gennaio 2027" | LIVE
Oggi, 6 ottobre, sarà una giornata decisiva per il futuro della FIGC. La Giunta del CONI si riunirà alle ore 13:00 per trattare l'eleggibilità dell'attuale presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò (IL PUNTO). Quest'ultimo potrebbe essere obbligato a lasciare la presidenza poiché, al momento dell'elezione lo scorso 22 giugno, non era un tesserato FIGC. L'articolo 29 dello statuto della Federazione stabilisce che alle cariche federali possono essere eletti "in regola con il tesseramento alla data di presentazione alla candidatura". Su questo tema, le visioni della FIGC e della Procura generale dello Sport divergono. La prima sostiene che "essere in regola" non significhi essere già tesserati. La Procura, invece, ritiene che il requisito presupponga l'esistenza di un tesseramento.
Così, prende sempre più quota l'ipotesi del commissariamento della Federazione (ECCO COME FUNZIONA). Come vi abbiamo raccontato, il commissario della FIGC potrebbe essere lo stesso Malagò. Oggi, alle ore 12:00 circa, il presidente incontrerà il numero uno del CONI Luciano Buonfiglio. Le parti sono in costante contatto per assegnare a Malagò il ruolo a breve termine e dare continuità al progetto (LA NEWS). Qualora la Giunta votasse per il commissariamento della FIGC, alle ore 14:00 il Consiglio ratificherà la decisione.
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13:44 - Arriva anche il comunicato ufficiale del CONI che conferma il commissariamento della FIGC: "Si è tenuta questa mattina, alle 13, al Foro Italico a Roma la 1177ª riunione della Giunta Nazionale CONI. Il Presidente Buonfiglio ha proposto alla Giunta il Commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio nella persona di Giovanni Malagò, affinché si proceda a celebrare nuove elezioni entro e non oltre il 31 gennaio 2027. Non avendo altro da deliberare, la Giunta ha concluso i propri lavori alle ore 13.15".
13:12 - La FIGC è stata commissariata e, a capo della Federazione, ci sarà ancora Giovanni Malagò. Il presidente è stato eletto all'unanimità dalla Giunta del CONI come nuovo commissario della Federazione (LEGGI LA NEWS).
13:00 - È terminato l'incontro tra Giovanni Malagò e Luciano Buonfiglio. Come raccontato da Sky Sport, ora si riunirà la Giunta del CONI, che voterà sicuramente il commissariamento e, probabilmente, anche la figura di Malagò come nuovo commissario della Federcalcio. Filtra ottimismo sull'accordo che i due presidenti dovrebbero aver trovato in queste ore.
12:19 - Come riportato da Sky Sport, è in corso l'incontro tra il presidente della FIGC Malagò e quello del CONI Buonfiglio.
12:10 - Giovanni Malagò è arrivato alla sede del CONI. Alle ore 12:08, il presidente della FIGC si è recato al Palazzo H per incontrare Buonfiglio. Malagò ha risposto alle domande dei giornalisti dicendo: "Adesso non posso parlare".
12:00 - Tra gli scenari ipotizzati per la FIGC c'è il commissariamento. Ma come viene scelta la figura a cui affidare l'incarico? La Giunta del CONI propone il commissariamento al Consiglio Federale il commissariamento, che sarà votato. Una volta individuato il nome, si decidono gli obiettivi del mandato e un lasso temporale, anche se non esistono limiti stabiliti dal regolamento. Come riporta Sky, l'ultimo commissario FIGC fu Roberto Fabbricini, nel 2018, nominato dalla Giunta del CONI presieduta proprio da Malagò.
11:25 - Secondo Sky Sport, nella serata di ieri Malagò e Buonfiglio hanno avuto un contatto telefonico per parlare del futuro della FIGC. Come vi abbiamo raccontato, i due si incontreranno prima della Giunta, che si riunirà alle ore 13:00.
11:01 - Prende sempre più quota l'ipotesi di commissariamento della FIGC. Come vi abbiamo raccontato, l'indiziato numero uno per il ruolo di commissario è Giovanni Malagò. L'attuale presidente della Federcalcio ricoprirebbe la carica per circa 90 giorni, un lasso di tempo durante il quale saranno indette nuove elezioni per la presidenza della Federazione calcistica. In questo periodo, Malagò può essere tesserato alla FIGC e ricandidarsi formalmente.
10:50 - Sono in corso i contatti tra CONI e FIGC. Come riportato da Sky Sport, Luciano Buonfiglio, presidente del Comitato Olimpico, sta portando avanti una strategia di mediazione con Giovanni Malagò. L'obiettivo è superare l'ostacolo normativo e ed evitare lunghi ricorsi. Sul tavolo è stato conrocrdato un piano per ristabilire le regole statuarie, senza rifondare l'intera governance della Federazione.
Scontri Torino-Juventus, la Polizia di Stato esegue un provvedimento cautelare contro 22 ultras
La Polizia di Stato della Questura di Torino ha reso noto di aver eseguito un provvedimento cautelare nei confonti di 22 appartenenti ai gruppi ultras della Juventus e del Torino, indagati a seguito degli episodi di violenza avvenuti prima del derby dello scorso 24 maggio.
A comunicarlo è stata la stessa Polizia, che ha pubblicato sul proprio sito una nota ufficiale. Le Forze dell'Ordine hanno reso noto che, sul posto, la DIGOS aveva tratto in arresto 10 tifosi. Oltre ai 22 ultras arrestati sono stati denunciati altri 20 tifosi bianconeri e granata. Nei confronti di tutti i supporters in questione sono stati emessi provvedimenti DASPO.
IL COMUNICATO - Di seguito il comunicato della Polizia di Stato:
"Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato della Questura di Torino, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha eseguito, con l’ausilio degli omologhi uffici di Milano, Genova, Modena, Treviso, Como, Monza e Cuneo, un provvedimento cautelare (divieto di dimora a Torino e obbligo di presentazione alla P.G.) nei confronti di 22 appartenenti ai gruppi ultras della Juventus e del Torino, indagati a vario titolo per i reati di resistenza aggravata a Pubblico Ufficiale, travisamento, lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive e rissa.
I fatti contestati riguardano gli episodi delittuosi avvenuti nelle fasi antecedenti all’inizio del derby “Torino-Juventus”, disputato il 24 maggio u.s. presso lo stadio Olimpico Grande Torino, allorquando le due tifoserie hanno reiteratamente tentato di scontrarsi venendo separati dagli schieramenti della forza pubblica, fatta oggetto del lancio di pietre, bottiglie di vetro e artifizi esplodenti, con il ferimento di 9 operatori della Polizia di Stato.
Nonostante l’interposizione dei contingenti, un gruppo di tifosi rivali è riuscito a venire a contatto, colpendosi reciprocamente con pugni, calci, cinture e aste di bandiera".
"Nell’immediatezza dei fatti, la Digos ha tratto in arresto in flagranza di reato 8 partecipanti agli scontri e ulteriori due in flagranza differita (arresti convalidati dal G.I.P. che ha disposto l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G.)
Si fa infine presente che, oltre ai 22 soggetti destinatari di misure cautelari, sono stati altresì denunciati, per i medesimi reati, 20 ultras juventini e granata.
Nei confronti di tutti i tifosi deferiti all’A.G. sono stati emessi provvedimenti Daspo.
Tutti i predetti soggetti sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza di condanna divenuta irrevocabile".
Dal Monumental al Monumental: l'incredibile viaggio di Leo Messi con l'Argentina
Nella notte, contro l'Ungheria, calerà definitivamente il sipario sull'incredibile avventura di Lionel Messi con la maglia della Nazionale argentina. Si chiude un'era ineguagliabile, impreziosita da numeri irripetibili: 207 presenze, 125 gol e 67 assit. In attesa di quest'ultimo ballo, è impossibile non riavvolgere il nastro e tornare all'Estadio Monumental, il tempio di Buenos Aires che per due decenni ha fatto da palcoscenico perfetto alla sua evoluzione calcistica.
Tutto ebbe inizio nell'ottobre del 2005, quando un diciottenne talento di Rosario fece il suo esordio da titolare in una vittoria per 2-0 contro il Perù. Solo tre anni dopo, nel 2008, arrivò la prima gioia personale in questo stadio: un gol di testa contro l'Uruguay che inaugurò un eccezionale bottino di reti casalinghe.La crescita della "Pulga" da giovane stella a leader indiscusso ha vissuto tappe fondamentali al Monumental, come il memorabile 4-1 nel 2010 alla Spagna, fresca vincitrice del Mondiale, impreziosito da un suo gol.
Negli anni successivi, la casa del River si è trasformata nel teatro delle celebrazioni più intense e dei record abbattuti. Il 2021 ha segnato uno snodo storico: con una favolosa tripletta alla Bolivia, Messi ha raggiunto quota 79 reti, superando Pelé come miglior marcatore delle nazionali sudamericane nella magica notte del ritorno del pubblico dopo la pandemia e della festa per la Copa América appena vinta. Un'atmosfera di gioia collettiva che è stata addirittura superata nel marzo del 2023 contro il Panama: segnando su punizione il suo novantanovesimo gol in nazionale, il fuoriclasse ha potuto celebrare il tanto atteso ritorno in patria da campione del mondo, condividendo la terza stella con un popolo in attesa da trentasei anni.
Nell'ottobre del 2024, il capitano ha regalato un'altra indimenticabile esibizione, travolgendo nuovamente la Bolivia con una spettacolare tripletta nel 6-0 finale. L'ultimo match ufficiale del Monumental per le qualificazioni sudamericane è invece avvenuto nel settembre del 2025. Anche qui il numero 10 segna una doppietta fondamentale nella vittoria per 3-0 contro il Venezuela. In ventotto incontri disputati in questo leggendario stadio, Messi ha collezionato 22 vittorie, 6 pareggi e nessuna sconfitta. Sono ben 19 i gol segnati. Numeri e ricordi che rimarranno per sempre nella memoria di un intero Paese, pronto a tributargli l'ultimo, commosso e definitivo abbraccio nella notte contro l'Ungheria.
Messi saluta l’Argentina: la strada verso l’eternità
La storia di Leo Messi con l’Argentina sta volgendo al termine e si completa una delle saghe più prodigiose della storia del calcio e dello sport. Gli oltre 17.000 minuti con la maglia della Selección sono abbastanza per guardare tutti gli episodi dei Simpson, tutta Lost più di tre volte o tutti i film di Harry Potter quasi 15 volte.
Nell’amichevole contro il Benin, Messi scenderà in campo per l’ultima volta con l’Argentina. La gara è in programma nella notte italiana tra martedì 6 e mercoledì 7 ottobre, all'1:00, allo stadio Monumental di Buenos Aires. Una partita destinata a entrare nella storia della Nazionale sudamericana, tanto che la squadra di Scaloni indosserà una maglia speciale proprio per celebrare l’addio del capitano.
POR LA ULTIMA DE LEO - L’ultima grande immagine di Messi con la maglia della Selección è quella dei Mondiali 2026. Sembrava potesse essere la passerella conclusiva della sua carriera, l’ultima occasione per farsi vedere da tutto il mondo, invece la Pulce ha trascinato l’Argentina partita dopo partita: 8 gol e 4 assist, incidendo in ogni gara a eccezione della finale.
In quel Mondiale, Messi ha scritto la storia un’altra volta. Grazie alla doppietta contro l'Austria è diventato il miglior marcatore della storia della competizione, prima di essere superato da Mbappé nel corso dello stesso torneo. Il torneo di Messi - giocato a 39 anni - è stato da fenomeno. L’esito, però, non è stato felice: Messi in lacrime, che volta le spalle alla Spagna mentre alza quella Coppa del Mondo che lui aveva conquistato quattro anni prima. Proprio quella finale persa contro Lamine Yamal - il suo quotato successore - può essere la foto perfetta per riassumere il rapporto di Messi con l’Argentina: una relazione non sempre serena, fatta di tante gioie e altrettanti momenti difficili.
MENO DI UN MINUTO - La prima di Messi con l’Argentina è stata un film horror. ll 17 agosto 2005 al Puskás Stadion di Budapest, durante l’amichevole tra Argentina e Ungheria, l’appena 18enne Leo entrò in campo indossando la maglia numero 18. Era il minuto 64 e il ct José Pekerman sostituì Lisandro López permettendo alla giovane stella del Barcellona di esordire con la Selección. Dopo appena 43 secondi, Messi sferrò una gomitata all’avversario Vilmos Vanczák, che aveva provato a trattenerlo strattonandogli la maglia. L’arbitro tedesco, Markus Merk, senza esitare, mostrò il cartellino rosso al giocatore argentino. C’erano tante aspettative su di lui, ma il suo esordio fu da dimenticare. “Non mi convocheranno mai più in nazionale”, ripeteva Messi spaventato. Da quel giorno ha collezionato più di 200 altre presenze con l’Argentina.
Dopo qualche presenza tra qualificazioni ai Mondiali e amichevoli, trovò anche la prima rete con la Selección contro la Croazia nel marzo 2006. Pekerman lo convocò ai Mondiali del 2006 nonostante un infortunio alla coscia che lo aveva tenuto fuori per 17 partite con il Barcellona nella parte finale della stagione. Nel suo primo Mondiale esordì contro Serbia e Montenegro nella seconda giornata del Gruppo C. Messi entrò dalla panchina e realizzò il primo dei suoi 21 gol ai Mondiali, oltre a servire un assist a Crespo. Prese anche parte alla Copa América 2007 in Venezuela, persa 3-0 in finale contro il Brasile, oltre ai Giochi Olimpici di Pechino nel 2008, dove l'Argentina vinse l'oro olimpico. Messi era sempre più protagonista della Nazionale e la sua fama cresceva in Europa grazie al Barcellona. Se con la maglia blaugrana era sempre decisivo, con l'Argentina iniziavano i primi problemi. Maradona, arrivato sulla panchina dell’Albiceleste nel 2008, lo mise al centro del suo progetto, in quello che sarebbe dovuto essere un passaggio di consegne da Diez a Diez. Quello del 2010, però, fu il suo Mondiale più difficile, l’unico dei sei in cui non riuscì a segnare. In Sudafrica l’Argentina uscì ai quarti contro la Germania. L’anno dopo, con Batista come commissario tecnico, Messi terminò anche la Copa América 2011, giocata proprio in Argentina, senza gol e la Selección venne eliminata ai quarti di finale dall’Uruguay.
LE FINALI PERSE - Nonostante i gol e le giocate da femonemo, qualcosa non funzionava a pieno con la Selección. Mancava vincere anche con la maglia albiceleste per mettere a tacere le critiche. L’occasione si presentò ai Mondiali 2014. L’Argentina, guidata da Alejandro Sabella, era a un passo dal conquistare il titolo in Brasile. A Rio de Janeiro arrivò un’altra delusione, con la finale persa contro la Germania ai supplementari. Messi venne premiato come miglior giocatore del torneo ma, per il dispiacere, non andò a ritirare il premio. La finale dei Mondiali 2014 fu solo il primo capitolo della trilogia: nel 2015 e nel 2016, infatti, seguirono altre due sconfitte. Entrambe in Copa América, entrambe contro il Cile ai rigori. Contando anche quella del 2007, ora erano quattro su quattro le finali perse con l’Argentina.
Dopo l’ennesima delusione, decise di dire basta: “È un momento duro per me e per tutta la squadra. È molto difficile per me continuare così. Finisce la mia esperienza con la Selección. Sono quattro finali, ho fatto il possibile ma non è bastato. Provo una grande tristezza che non credo passerà”. Con queste parole Messi annunciò il suo addio alla Nazionale argentina. Poco più di un mese dopo, però, decise di tornare, convinto anche dal nuovo commissario tecnico Edgardo Bauza e dal suo grande amore per la maglia albiceleste.
SUL TETTO DEL MONDO - Dopo i Mondiali del 2018, conclusi agli ottavi contro la Francia, la panchina delle Albiceleste venne affidata a un altro Lionel, Scaloni. Da quel momento è cambiata anche la storia di Messi con l’Argentina. Nella Copa América 2019 iniziò a crearsi quel gruppo che avrebbe permesso finalmente a Messi di esprimersi ai massimi livelli anche in Nazionale. De Paul, Molina, Lautaro, Paredes, Otamendi, Mac Allister, il Dibu Martinez si misero al suo servizio perché lui per primo aveva capito che erano gli uomini adatti per lasciare il segno anche con la Selección.
La Copa América 2021 fu il vero punto di svolta e il momento in cui Messi riuscì finalmente a prendersi l’Argentina. Dopo anni di delusioni, finali perse e critiche, Messi ottenne il primo grande trofeo con la Selección e riportò il titolo continentale che mancava dal 1993. Proprio a Rio de Janeiro, dove era arrivata la sconfitta più pesante della sua carriera, Messi rivoluzionò la sua storia grazie alla vittoria in finale contro il Brasile. Poi arrivò la Finalissima contro l’Italia campione d’Europa, un ulteriore mattoncino che aumentò la consapevolezza dell’Argentina: la strada era quella giusta.
Ma il momento più importante lo ha vissuto in Qatar. Messi trascinò l’Argentina fino alla finale e, contro la Francia, alzò finalmente quella Coppa del Mondo inseguita per tutta la carriera. Nel 2024 l’Argentina vinse anche un'altra Copa América, la seconda consecutiva conquistata con la Selección. Per Messi fu il 45esimo trofeo di squadra, superando Dani Alves e diventando il giocatore con più titoli vinti nella storia del calcio.
ETERNITÀ - Messi, questa notte, lascerà la Nazionale: quella con il Benin sarà la sua presenza numero 208. In tutto ha segnato 125 gol ma proverà ad aggiornare questo dato per l’ultima volta. È il primatista per reti e presenze con la Selección. Con l’Argentina, invece, la strada è stata tortuosa, in salita. Quel paragone con Maradona pesava.
Poi, finalmente, è riuscito a fare quello che ha sempre fatto: abituarci alla sua incredibile straordinarietà. E anche con l’Argentina è riuscito a trionfare. Più volte. Nonostante l’ultima grande immagine del suo percorso sia la finale dei New York, il suo è stato un percorso dominante e vincente. Dopo una storia così, non serviva un lieto fine. Da domani Messi lascerà la Nazionale, ma questo non significa che farà parte del passato. Da quei 43 secondi a oltre 17.000 minuti. Lionel Andrés Messi Cuccittini è eterno.
Nazionali e doppi passaporti: come funziona la regola FIFA dello "switch"
Sempre più spesso, nel calcio moderno, si sente parlare di giocatori corteggiati da due Nazionali in virtù del doppio passaporto. Una situazione che le attuali normative FIFA in materia di nazionalità sportiva disciplinano con un principio molto chiaro: compiere l'intera trafila nelle selezioni giovanili di un Paese non vincola in modo definitivo il calciatore. Fino al momento del debutto in una gara ufficiale con la selezione maggiore, il giocatore mantiene intatto il diritto di cambiare federazione, a condizione che possedesse già la seconda cittadinanza durante le sue partite con le giovanili. Di fatto, le presenze accumulate nel vivaio non garantiscono la "blindatura" legale.
Per assicurarsi il talento e battere la concorrenza di altre nazioni, la Federazione che lo ha formato dovrebbe garantirgli l'esordio in una competizione della Nazionale A. Scendere in campo con la selezione maggiore rappresenta, infatti, lo spartiacque normativo necessario per bloccare il profilo del giocatore e legarlo alla propria Nazionale. Se non si concretizza questo passaggio cruciale, il legame sportivo costruito negli anni del settore giovanile resta temporaneo e del tutto reversibile.
APPROFITTARE - Di conseguenza, la Federazione del secondo Paese ha oggi la piena legittimità regolamentare per approfittare della situazione e convocare il giocatore. Sfruttando la mancanza di presenze vincolanti, può offrirgli direttamente un posto in prima squadra: qualora il calciatore decidesse di accettare, gli basterà presentare alla Commissione FIFA la documentazione per il cosiddetto "switch". Una volta approvato il cambio di associazione, il passaggio diventerà effettivo, azzerando di fatto l'investimento tecnico affrontato dalla prima federazione durante il suo percorso di crescita.
Italia, obiettivo quarti di Nations League: tutte le combinazioni per il passaggio del turno
Dopo le prime quattro giornate della UEFA Nations League 2026/27, la corsa verso i quarti di finale entra nel vivo per l'Italia di Roberto Mancini, attualmente seconda nel Gruppo 1 di Lega A. Gli Azzurri, dopo la vittoria per 3-1 contro la Turchia al Dall'Ara, si trovano subito dietro alla Francia capolista a quota 10 punti e mantengono una lunghezza di vantaggio sul Belgio, fermo a 6, mentre la nazionale di Vincenzo Montella chiude la classifica ancora a zero punti. A novembre, gli ultimi 180 minuti del girone saranno decisivi per delineare la situazione nella fase a eliminazione diretta, con la Nazionale italiana padrona del proprio destino in vista del doppio impegno conclusivo.
LE COMBINAZIONI - Sono diverse le combinazioni possibili in vista degli ultimi due impegni contro Francia e Belgio. Il percorso più "facile" per passare il turno si deciderà a Bruxelles: indipendentemente da come andrà a San Siro contro i francesi, con una vittoria sul Belgio all'ultima giornata gli Azzurri sarebbero certi della qualificazione ai quarti di Nations League.
Arrivare all'ultimo scontro diretto con l'obbligo assoluto di vincere potrebbe complicare la situazione degli Azzurri. Per questo il penultimo turno diventa fondamentale. Per presentarsi in Belgio con due risultati su tre a disposizione (vittoria o pareggio), serve che la Turchia fermi la Nazionale di Van Bommel o che l'Italia batta la Francia. Se i turchi dovessero ottenere almeno un punto, o se gli Azzurri dovessero vincere a Milano, alla Nazionale basterà infatti un pareggio nell'ultima gara per assicurarsi la qualificazione.
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