Da bomber a maestro degli attaccanti, il 'nuovo' Caputo: "Voglio trasmettere quello che mi è mancato"
Cinquecentonovantasei giorni dopo, Francesco "Ciccio" Caputo è tornato. Il 28 gennaio 2025 l'ex attaccante dell'Empoli (e non solo) annunciava il ritiro dal calcio giocato, e oggi su quello stesso campo ritorna con nuove motivazioni, diverse prospettive ma con l'umiltà e la passione che da sempre lo contraddistinguono.
"Ciccio" Caputo, da quasi quindici giorni, è entrato a far parte dello staff del Settore Giovanile azzurro con il ruolo di collaboratore tecnico dedicato ai reparti offensivi delle formazioni Primavera, Under 17, Under 16 e Under 15. Dopo i primi giorni di lavoro, proprio l'ex attaccante azzurro ha raccontato per la prima volta a Gianlucadimarzio.com i segreti dietro a questo nuovo incarico così particolare.
UNA NUOVA VITA - Prima di svelarli, però, Caputo non ha nascosto la sensazione che ha provato a tornare su quello stesso palcoscenico dove è stato protagonista: "È stato emozionante. Adesso è completamente diverso, devi preparare il lavoro già dal giorno prima. Ti riempie di responsabilità e sai che devi farlo passo dopo passo. Lo sto interpretando con tutta la passione e la voglia di quando scendevo in campo. Senza passione, farlo giusto per farlo ha poco senso".
UNA TENDENZA DA SANARE - Così la scelta di Caputo, come prima tappa del post carriera da calciatore, è stata chiarissima: settore giovanile. Curare fin dalla sua nascita un problema che nelle prime squadre è sempre più evidente: segnare con costanza."Numericamente, sia in Serie A che in B in Italia ci sono sempre meno attaccanti di squadre di medio-bassa classifica da 15-20 gol a stagione, i cosiddetti "bomber di provincia". In Italia viviamo un periodo particolare, che non significa che non ci siano giocatori all'altezza. Secondo me il discorso è diverso, la generazione di questi ragazzi è cambiata e così anche il modo di approcciarsi al calcio. Lo vivo tutti i giorni e vedo che è così. Oggi i ragazzi vivono in un contesto molto diverso rispetto al passato, dove tante cose sono più facilmente accessibili e questo, inevitabilmente, può cambiare anche il modo di rapportarsi ai sacrifici e agli obiettivi. A volte ho la sensazione che l'attenzione sia molto concentrata sui cellulari, sui social e sull'immagine che si vuole trasmettere. Forse è più difficile ritrovare quella fame, quella voglia di conquistarsi le cose con pazienza e umiltà. Anche la passione, in alcuni casi, sembra fare più fatica a emergere. È un tema che secondo me merita attenzione e che non andrebbe sottovalutato".
IN VESTI DIVERSE: COME FUNZIONA IL NUOVO RUOLO - Ecco, quindi, che negli ultimi tempi è "nata" una specializzazione nei settori giovanili per riacquistare quella capacità di fare gol andata un po' persa. A Empoli, ma non solo: "Non penso che la figura dell'allenatore per gli attaccanti sia mai esistita in una società. Recentemente ho visto Acquafresca e Tiribocchi, che come me sono stati scelti (rispettivamente da Cagliari e Genoa, ndr) per lo stesso incarico".
La curiosità, ora, è tutta nel pratico. Cosa fa "Ciccio" Caputo dalla mattina alla sera, adesso, come collaboratore tecnico dedicato ai reparti offensivi? Lui stesso lo chiarisce: "Ci sono varie fasi. La prima è incentrata sulla conoscenza del ragazzo, capirne le caratteristiche e le lacune che può avere a questa età. Parliamo di giovani professionisti e di un livello comunque alto, ma ognuno ha i suoi tempi. Il mio lavoro è aiutarli coordinando esercizi di lavoro sulla tecnica individuale, smarcamento e come muoversi nelle diverse zone di campo insieme all'allenatore. Devo rispettare il suo ruolo: il mio è più un lavoro individuale sulla tecnica del ragazzo. Osservo video che mi mandano e in base a quelli ci lavoro. Mi entusiasma, i ragazzi sono contentissimi".
Dare oggi quello che non ha potuto ricevere ieri. Da qui è nata la missione di Caputo: "In passato, quando ero ragazzo, sfortunatamente non ho mai ricevuto indicazioni e consigli da una figura così specializzata. Mi sono dovuto adattare ad allenatori e collaboratori, alcuni dei quali magari non avevano neanche mai giocato a calcio. Dalla mia ho l'esperienza. Sono partito dai dilettanti e sono arrivato in Nazionale. Il ruolo dell'attaccante, poi, è diverso dagli altri e si può allenare fino a un certo punto".
UN MODELLO DA CUI PRENDERE ESEMPIO - Oltre alle indicazioni tecnico-tattiche, da non dimenticare, sono poi soprattutto i valori che può trasmettere: "Da queste prime settimane di lavoro, vedo che molti mi prendono come esempio. Ho voluto fortemente iniziare col settore giovanile perché credo di poter trasmettere valori che ho ancora dentro come l'umiltà, il sacrificio e il non arrendersi mai, perché ci sono e ci saranno sempre le difficoltà. Anche il lato psicologico è importante. Se uno non gioca magari serve una parola in più, fargli capire che ci sono momenti e momenti e che non deve mollare. Ho vissuto tutto ciò in prima persona e ora voglio trasmetterlo".
TRASMETTERE LA PASSIONE - Trasmettere ciò che si è vissuto in prima persona. Anche e soprattutto quando "non è scontato, perché uno deve metterci del suo". Proprio per questo l'ex attaccante è partito con convinzione e volontà di aiutare più giovani possibili. Con un elemento che ha contribuito a formarlo - ci racconta - come calciatore e non solo: un percorso nato dal basso. "Cercherò di conoscere i ragazzi, ognuno dei quali magari ha anche situazioni particolari a casa, proverò a usare le parole giuste. La loro fortuna è che io mi sono messo a loro disposizione anche fuori dal campo. Io sono stato un ragazzo come loro, con situazioni anche più difficili, perché non sono mai stato in un settore giovanile professionistico, quindi posso aiutarli. Poi magari non è la strada giusta, però col lavoro qualcosa si ottiene".
UN NUOVO CAPUTO? - Dalle ambizioni alle (nuove) prime volte, 'Ciccio' ha cominciato a misurarsi con questa nuova sfida da meno di un mese. E se qualcuno si stesse chiedendo se tra i giovani dell'Empoli ci sia già un nuovo Caputo, lui risponde così: "Due settimane sono poche. Alcuni giorni vedo partite, altri alleno. Già nell'amichevole tra l'Italia U21 e la Primavera dell'Empoli ho visto qualcosa. Un ragazzo spagnolo, appena arrivato al campo, mi ha detto: 'Mister, oggi vado al massimo. provo a fare quello che abbiamo fatto'. Questo mi riempie d'orgoglio, perché significa che già sta arrivando quello che faccio in allenamento".
"UN PUNTO DI PARTENZA" - Il ruolo inedito non spaventa Caputo, anzi. La scelta di partire con i giovani è "sicuramente un punto di partenza e un inizio per fare altre cose". Per l'ex Sassuolo questo incarico è l'inizio di un nuovo percorso, con il filo rosso dell'umiltà che lega passato, presente e futuro. Un futuro - ci dice Caputo - ancora da definire: "Ora non voglio sbilanciarmi perché magari questo ruolo svanisce e non se ne fa nulla. Nella mia testa voglio provare a fare altro poi. Non so se l'allenatore sarà il ruolo giusto per me, ma credo di poter dare qualcosa in più sul campo".
GLI OBIETTIVI - E se da un lato 'Ciccio' non vuole guardare troppo lontano, dall'altro non nasconde i suoi obiettivi. Che partono proprio dal presente, senza un limite preciso: "Voglio aiutare più ragazzi possibili, attaccanti e non. Mi piacerebbe trasmettere quello che ho anche al portiere. Poi è normale, allenando l'attaccante sarebbe bello che tra qualche anno un giocatore dicesse 'Qualche anno fa all'Empoli mister Caputo mi ha aiutato tanto in questa cosa o nell'altra', poi si vedrà. Ma ora sono contento e mi sono buttato a capofitto in questo". Da bomber a maestro degli attaccanti: la nuova storia di Ciccio Caputo è appena iniziata.
A cura di Alessandro Neve e Stefano Barollo