La nuova vita di Brignani: "Al Castellòn imparo e sogno la Liga"
A Castellòn, Fabrizio Brignani ha trovato quello che cercava: "Un'esperienza, una nuova lingua, una vita diversa". Dopo una carriera tra Pisa, Cesena, Vis Pesaro, Olbia e Mantova, Fabrizio ha cambiato paese, abitudini, campionato, iniziando una nuova avventura in Segunda Divisiòn.
Classe '98, difensore, è arrivato nella Comunitat Valenciana nell'estate del 2025. Un trasferimento nato... grazie ai dati: "Al mio agente, Tullio Tinti, ho sempre detto che mi sarebbe piaciuta un'esperienza all'estero. Dal nulla mi ha chiamato e mi ha parlato di questo interesse reale. Il Castellòn usa le statistiche per il suo mercato, ed è così che mi hanno trovato. Devo ringraziare anche Botturi, il ds del Mantova. Avevo rinnovato per altri tre anni e mezzo, ma ci eravamo detti che se avessi avuto un'occasione che mi piacesse, lui non mi avrebbe chiuso la porta in faccia. È stato di parola".
Sì, i dati. Il proprietario del club spagnolo è Bob Voulgaris, grande pokerista professionista e "guru" delle scommesse sportive. "Una persona molto ambiziosa", ci racconta Brignani. "Studia le partite dal punto di vista statistico e sviluppa modelli su quale tipo di gioco porti alla vittoria. Lo abbiamo incontrato poche settimane fa, è venuto al campo col suo cane. Ci ha detto di credere in ciò che stiamo facendo, lui non cambia le sue idee in base ai risultati".
I risultati, per il Castellòn, quest'anno sono eccezionali: quarto posto, piena zona playoff e 'ascenso', promozione diretta, distante solo 3 punti. La partecipazione in Liga manca da 35 anni, ma allo stadio municipale Castalia i tifosi sono tornati a sognare grazie a Pablo Hernandez. Leggenda del club, che nel 2017 rilevò salvandolo dal fallimento, l'ex Leeds e Valencia ha imparato dal 'Loco' Bielsa i segreti del mestiere: "Pablo è subentrato dopo la sesta giornata, quando avevamo pochi punti. L'elemento principale che ci ha portato è stata la tranquillità, oltre a un po' più di organizzazione in fase difensiva. Parla poco ma trasmette grande sicurezza e serenità".
UN AMBIENTE FAMILIARE - Dopo Mantova, anche a Castellòn Brignani ha trovato un ambiente positivo, familiare: "Dai magazzinieri al social media manager, tantissime delle persone che lavorano nel club sono di Castellòn. C'è veramente un clima incredibile, i tifosi ci stanno trascinando, c'è sempre lo stadio pieno: è veramente bellissimo. Questa è una società che ha sofferto tanto negli anni, tra problemi economici e retrocessioni. Ma il problema più grosso è stato il confronto con il Villarreal: la squadra di un paesino qui vicino, con meno attaccamento da parte dei tifosi locali, che in 20 anni, peraltro i più difficili per la storia del Castellòn, raggiunge addirittura due semifinali di Champions". Il Castellòn mixa tantissime nazionalità: "Divido la squadra in metà spagnoli e metà 'resto del mondo', perché abbiamo un brasiliano, un congolese che con la sua nazionale si è qualificato per i Mondiali, un portoghese, un australiano, un polacco, un iraniano".
Brignani ci racconta che, trasferendosi all'estero, sente di aver maturato una consapevolezza superiore in ciò che fa e in ciò che lo circonda. Merito anche di Andrea Bernardi, proprietario di NestFootball, una società che si occupa a 360 gradi della gestione delle performance dei calciatori professionisti: "Anno dopo anno sto diventando sempre più professionista, e sono orgoglioso del percorso che sto facendo. All'inizio di questa esperienza a volte ero condizionato da ciò che potevano pensare gli altri di me. Avevo paura di entrare duro, perché la gente è rapidissima, tecnica e mi faceva passare la palla dietro le orecchie".
LE DIFFERENZE CON L'ITALIA - Fabrizio ha avvertito subito le differenze con il calcio a cui era abituato: "Qui è tutto molto incentrato sul dribbling, sui duelli, su situazioni di inferiorità numerica e sulle transizioni. Un calcio diverso, molto più aperto. Non facciamo praticamente mai lavoro fisico di corsa a secco e non l'abbiamo fatto neanche in ritiro, quindi la preparazione fisica è sì tanta, però poi in campo è tutta palla". Rispetto all'Italia, dove la parte tattica prevale, è "un allenamento di continue transizioni, di continue situazioni limite. Qui sono abituati ad allenare le situazioni in cui sei in inferiorità numerica, hai 20-30 metri di spazio dietro da difendere in uno contro uno, con gente più rapida, più veloce di te. In un possesso la gente rompe le linee e vengono a pressarti in quattro. Tu in quel momento lì fai fatica a trovare la giocata, però c'è talmente tanta pressione che non è un caso che nascano giocatori tecnici e fortissimi con la palla tra i piedi, perché è tutto un 'doversela cavare da solo'".
Su queste differenze, Brignani si confronta spesso con Tommaso De Nipoti, prodotto del settore giovanile dell'Atalanta, anche lui oggi al Castellòn, e con Ronaldo, ex Padova e Vicenza tra le altre: "Ci siamo resi conto che ormai facciamo fatica a vedere le partite di Serie A italiana". La differenza qui la fa l'imprevedibilità: "In Italia, appena qualcuno prova a dribblare e perde palla, prende degli insulti e viene richiamato. Qui invece è incredibile come, se sei in vantaggio 1-0, stai soffrendo e il portiere recupera palla, la passa all'esterno, che prova il dribbling e perde il pallone, nessuno dice niente".
Dal sorriso di Fabrizio e dalla sua voglia di raccontare si percepisce la passione per ciò che sta facendo e l'appagamento per il modo in cui è arrivato a questo livello: "Mi diverto tantissimo a fare quello che faccio. Tantissimo. Il sogno nel cassetto? Giocare in Europa. Metti che saliamo e poi facciamo come il Rayo Vallecano...".