28 anni senza vincere i Mondiali: il Brasile ricerca la sua identità

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Oggi alle 09:02Interviste e Storie
di Lorenzo Moscioni
Il Brasile è uscito dai Mondiali 2026 ed è diventata la striscia più lunga senza vincere una Coppa del Mondo: le cause di questo insuccesso

Passeranno almeno 28 anni tra il quinto e il sesto titolo mondiale del Brasile. La sconfitta per 1-2 contro la Norvegia agli ottavi di finale ha segnato la fine del percorso, in questa edizione del torneo, della Seleção, il cui ultimo successo alla Coppa del Mondo risale ai Mondiali 2002. Si tratta della striscia più lunga senza vittoria nella storia della nazionale verdeoro dal primo trionfo del 1958.

Il Brasile ha conquistato la prima stella proprio nei Mondiali svedesi del '58, per poi ripetersi quattro anni più tardi, nel 1962: gli unici successi consecutivi nella storia della competizione insieme all’Italia, vincitrice nel 1934 e nel 1938. La nazionale sudamericana ha trionfato anche in Messico nel 1970, prima di dover attendere ventiquattro anni per il quarto titolo, arrivato a Pasadena in finale contro gli azzurri nel Mondiale 1994: proprio questa striscia negativa è stata superata dopo l’eliminazione contro la Norvegia. Infine, l’ultimo Mondiale vinto risale al 2002, quando la Seleção è diventata prima e unica nazionale pentastellata.

LE CAUSE DELL'ELIMINAZIONE - Il Brasile esce dai Mondiali a testa bassa, con il peggior risultato da Italia ‘90: anche in quella edizione venne eliminato agli ottavi. La Seleção saluta il torneo in una partita in cui il portiere norvegese Nyland è stato un fattore fondamentale, al pari però dei limiti della squadra di Carlo Ancelotti: un gioco lento, prevedibile e senza spunti, in cui le individualità non sono riuscite quasi mai a determinare nel corso dei novanta minuti. 

È stato un Brasile sempre più europeo, lontano dall'estro e dalla qualità tecnica che hanno reso iconica la nazionale verdeoro e totalmente diversa da quella formazione che schierava cinque numeri 10 nel 1970. Anche l'età media elevata (29,2 anni), superiore a 42 squadre su 48 - solo Panama, Qatar, Capo Verde, Colombia e Iran hanno un'età media superiore - spiega in parte le ragioni di questo insuccesso. Emblematico in questo senso l'utilizzo di Casemiro che rappresenta la fotografia di un Brasile troppo legato ai vecchi totem. Il centrocampista, nonostante il gol con il Giappone ai sedicesimi, ha dimostrato di non avere il passo per sostenere una mediana a due e giocare ai massimi livelli.

In attacco l’unico in grado di fare la differenza in alcuni momenti della partita è Vinicius Jr, la vera, e forse unica, stella del Brasile: il giocatore del Real Madrid ha segnato 4 gol in questo Mondiale. Anche contro la Norvegia, Vinicius ha illuminato con la sua classe, servendo di esterno Endrick davanti al portiere. Troppo poco, però, per una nazionale che nella sua intera storia ha fatto della fantasia individuale e collettiva la sua arma per eccellenza e il suo tratto distintivo.

GLI ULTIMI MONDIALI DEL BRASILE - Il Brasile continua a essere l’unica nazionale ad aver partecipato a tutte le edizioni dei Mondiali, ma dopo le tre finali consecutive tra 1994, 1998 e 2002 la Seleção sembra essersi fermata. La delusione dei Mondiali 2026 è in scia con i risultati insoddisfacenti delle ultime edizioni. Non si tratta, quindi, di un semplice passo falso, ma della conferma che il Brasile non riesce più a esercitare quella straordinaria superiorità che per decenni l’ha resa la nazionale più temuta del mondo.

Il percorso degli ultimi venti anni lo fa emergere in modo indiscutibile. Nel 2022, infatti, la nazionale verdeoro è stata eliminata ai quarti di finale contro la Croazia ai rigori e, anche nel 2018, si è fermata ai quarti contro il Belgio. Il punto più basso resta il Mondiale in casa nel 2014 con il Mineiraço: il Brasile è, infatti, stato eliminato con un pesantissimo 7-1 contro la Germania in semifinale. E poi ancora quarti di finale in Sudafrica 2010 (contro i Paesi Bassi) e stesso turno nel 2006 in Germania, contro la Francia, in una partita tornata virale sui social per la quantità di giocate di Zidane, vero dominatore del match.

IL PARADOSSO NEYMAR - Il simbolo del Brasile perdente degli ultimi quindici anni è diventato, suo malgrado, Neymar Jr. Da un lato l’ultimo brasiliano interprete di quella scuola che unisce divertimento e concretezza, rappresentata tra gli altri da Pelé, Ronaldinho, Kakà, Romario e dai grandi numeri 10 che hanno fatto la storia della Seleção. Dall’altra parte è stato il volto di una nazionale sempre meno brillante e competitiva, ma anzi diventata prevedibile e monotona. 

O’Ney vive quindi un paradosso che diventa ancora più illogico guardando il numero di gol: con 80 reti è il miglior marcatore della storia del Brasile, sopra a Pelé a quota 77. Con la maglia verdeoro ha vinto, però, solo una Confederations Cup nel 2013 e un oro olimpico alle Olimpiadi di Rio del 2016 (era assente per un infortunio alla caviglia nella Copa America vinta dal Brasile nel 2019). Neymar è entrato nella storia dei pentastellati senza però mai sollevare una Coppa del Mondo e senza avvicinarsi mai davvero a questo traguardo: non ha mai giocato una finale. L’ex Barcellona e PSG è l’unico, insieme ad Ademir, tra i primi dieci marcatori nella storia del Brasile a non aver mai vinto una Coppa del Mondo: l’ex attaccante del Vasco da Gama arrivò però in finale nel 1950, persa contro l’Uruguay al Maracanã.

Ci ho provato. Ora è finita”, così Neymar ha lasciato la nazionale: si è chiusa un’epoca senza che però sia emerso un vero erede. Al Brasile manca quel numero 10 che sempre è stato presente in ogni formazione della Seleção e che ha sempre incarnato l’identità del calcio brasiliano. Vinicius è il principale riferimento tecnico della squadra, ma è un esterno con grandi capacità nell’uno contro uno e con doti realizzative, non il perno attorno a cui costruire il gioco come avveniva, invece, con i grandi fantasisti del passato.

FIDUCIA AD ANCELOTTI - Carlo Ancelotti, dopo la partita contro la Norvegia, ha difeso il percorso della sua squadra: “Credo che per buona parte della partita abbiamo fatto bene, anche a livello di gioco. Sullo 0-0 abbiamo avuto delle opportunità e ho fatto i cambi per provare a vincere. Siamo profondamente tristi per il risultato: abbiamo disputato un mondiale non spettacolare, ma comunque buono. Dobbiamo pensare che una sconfitta come questa sia l'inizio di un nuovo percorso. Dobbiamo trovare nuove idee, questa per il Brasile non è la fine ma l'inizio di un nuovo ciclo"

Anche Rodrigo Caetano, direttore esecutivo delle nazionali, ha confermato di voler continuare con il ct italiano: “Dobbiamo ritrovare calma e normalità. L'idea è dare continuità al lavoro del ct fino al 2030, con gli aggiustamenti necessari e con la serenità di costruire un ciclo completo".

Il Brasile vanta una base con giovani importanti e di prospettiva. Oltre a Endrick ci sono anche Estevao, Savinho e Joao Pedro, rimasti fuori dai convocati ma destinati a ritagliarsi un ruolo da protagonisti nel futuro della Seleção. La sfida di Ancelotti sarà quella di ricostruire e restituire un'identità al Brasile, unendo talento e fantasia, tipici del calcio brasiliano, a una maggiore solidità, che ha da sempre caratterizzato le squadre dell'allenatore di Reggiolo. L’obiettivo, come sempre per il Brasile, sarà quello di alzare un’altra Coppa del Mondo.