Videogiochi e figurine, il volto dei calciatori vale miliardi. Ma a loro non arriva nulla

Videogiochi e figurine, il volto dei calciatori vale miliardi. Ma a loro non arriva nullaTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 13:55Interviste e Storie
di Redazione
Il mercato dei diritti d'immagine nel calcio, tra e-games, trading digitale e nuove richieste di trasparenza: cosa c'è da sapere

Dietro ai grandi videogiochi di calcio e alle immancabili figurine c'è un universo molto più vasto di quanto si possa immaginare. Ogni volta che un giocatore o una giocatrice di Serie A appare in EA Sports FC, in eFootball o in Football Manager, o finisce su una figurina Panini, entra infatti in una filiera globale che muove miliardi tra licenze, diritti e prodotti digitali. E, ammettiamolo, quanti appassionati storcerebbero il naso se, avviando una partita, non riuscissero a riconoscere al primo sguardo il proprio campione preferito?

Il punto centrale è semplice da capire e più controverso per chi lo vive da dentro: i colossi mondiali del videogioco - su tutti EA e Konami - pagano cifre enormi per utilizzare volti, sembianze e dati biometrici dei protagonisti del calcio, comprese le calciatrici e gli allenatori. Lo stesso vale per le figurine Panini. Eppure, nella maggior parte dei casi, gli atleti non ricevono direttamente un euro da quei contratti: i diritti vengono gestiti collettivamente e concessi alle aziende del settore.

Non si tratta solo dei big in attività. Tra i casi più emblematici ci sono le leggende del passato: tra i tanti che si stanno interessando al tema, Franco Baresi ha scoperto solo a posteriori di essere finito tra le carte "icon" di EA Sports FC, quelle che celebrano i campioni della storia del calcio. Un dettaglio che racconta bene quanto, in alcuni casi, il controllo dell'atleta sulla propria immagine sia minimo o nullo.

IL DIVARIO NEL CALCIO FEMMINILE - Il tema assume un peso ancora maggiore se si guarda al calcio femminile. Le calciatrici, che partono già da retribuzioni significativamente più basse rispetto ai colleghi uomini, si trovano nella stessa identica posizione quando si parla di diritti d'immagine: il loro volto e i loro dati biometrici vengono utilizzati dai videogiochi e da altri prodotti digitali, ma senza alcun riconoscimento economico dedicato e, spesso, senza che esista per loro una tutela strutturata su questo fronte.

IL TRADING DI FIGURINE DIGITALI - Ai canali "tradizionali" come videogiochi e figurine cartacee si sta affiancando un mercato relativamente nuovo: le piattaforme di trading di “figurine” elettroniche, dove utenti comprano, vendono e scambiano card digitali di calciatori e calciatrici reali, generando un giro d'affari in crescita. Anche in questo caso, il meccanismo riproduce lo stesso schema: il valore economico si genera sfruttando l'immagine e i dati degli atleti, che restano fuori dalla catena di guadagno.

IN ITALIA CRESCE UN FRONTE DI TUTELA - È proprio sul terreno della trasparenza e della consapevolezza degli atleti che in Italia si muove ASSOCAPP, l'Associazione dei Calciatori e Calciatrici, Allenatori e Allenatrici, Preparatori e Preparatrici Patrocinati, nata lo scorso aprile come alternativa al sindacato storico, l'Assocalciatori (AIC). Andrea Ferrato, direttore generale di ASSOCAPP, guida questo fronte con un obiettivo dichiarato: costruire un sistema di tutela dei diritti d'immagine che metta al centro l'atleta, dandogli reale consapevolezza e voce in capitolo su come la propria immagine viene usata e remunerata.

"EA Sports FC e Football Manager sono tra i franchise più redditizi al mondo, e generano quei ricavi anche vendendo nome, volto e dati biometrici di migliaia di calciatori e calciatrici reali", spiega Ferrato. "Persone che non hanno mai firmato un contratto per questo, che non hanno visto un centesimo, che spesso non sanno nemmeno di essere dentro un videogioco. A questo si aggiunge oggi un fronte nuovo: le piattaforme di trading digitale, dove si scambiano card elettroniche di atleti e atlete generando valore economico che non torna mai a chi quel valore lo produce con la propria immagine. Per le calciatrici il problema pesa ancora di più, perché si somma a un gap salariale già ampio rispetto ai colleghi uomini. ASSOCAPP è qui per cambiare le cose: vogliamo che ogni tesserato e ogni tesserata sappia come viene usata la propria immagine e che da quell'uso arrivi un riconoscimento reale”.

La gestione collettiva di questi diritti è oggi affidata in Italia all'Assocalciatori (AIC), che cura la commercializzazione centralizzata delle licenze relative ai propri associati. Proprio attorno ai criteri di gestione, ai livelli di trasparenza e alle modalità di distribuzione dei proventi si concentra il dibattito aperto da chi chiede un maggiore coinvolgimento diretto degli atleti nelle decisioni che riguardano l'utilizzo della loro immagine.