Dall’infortunio che poteva costargli la vita al gol al Mondiale: la rinascita di Raúl Jiménez

Dall’infortunio che poteva costargli la vita al gol al Mondiale: la rinascita di Raúl Jiménez
Oggi alle 12:30Interviste e Storie
di Alessandro Mammana
Poco meno di sei anni fa è stato a un passo dalla morte, adesso ha segnato al Mondiale con il Messico: la storia di Raúl Jiménez

Si può rinascere dopo esser stati a un passo dalla morte? Ma soprattutto, si può tornare alla normalità del passato quasi come se non fosse successo nulla? Servirebbe un miracolo. E proprio a questo si è aggrappato Raúl Jiménez, protagonista di uno sfortunato incidente che avrebbe potuto segnarlo per sempre ma da cui - invece - non si è lasciato abbattere.

È il 29 novembre 2020 quando, in un Emirates Stadium ancora vuoto causa Covid, Arsenal e Wolverhampton si affrontano per una partita di Premier League. Dopo neanche cinque minuti, il risultato passa in secondo piano e le attenzioni di tutti vanno sulle condizioni dell’attaccante messicano, sfortunato protagonista di un violento scontro aereo con David Luiz le cui conseguenze paiono drammatiche. Una velocissima corsa verso l’ospedale, poi la diagnosi che non fa presagire nulla di buono: frattura al cranio, per il quale è necessario un intervento chirurgico d’urgenza.

NIENTE PAURA - “I medici mi hanno detto che era un miracolo essere ancora vivo – ha dichiarato qualche mese dopo il centravanti – il cranio si è fratturato, l’osso si è rotto e c’è stata una piccola emorragia cerebrale. Questo spingeva il cervello verso l’interno, motivo per cui l’intervento chirurgico doveva essere rapido”. Una sorta di esperienza pre-morte, della quale però il classe ’91 non ricorda assolutamente nulla.

Ed è forse anche grazie a questo fattore che, nonostante le avvertenze di medici e familiari, Jiménez non ha mai avuto paura di tornare in campo, anzi: “Non mi sono mai spaventato e non ho mai pensato che sarebbe stato grave, forse perché non ricordo il momento. Ho sempre pensato che fosse come un infortunio alla caviglia e che sarei tornato a fare ciò che amo. Non ho mai pensato di concludere la mia carriera o di smettere di giocare”. Parole di chi ha sottovalutato quello che gli è successo? Tutt’altro. Ad emergere è la caparbietà di un uomo a cui non è mai passato per la mente di abbandonare quello che da sempre è il suo sogno.

RINASCITA - D’altronde, non poteva fermarsi sul più bello. Nella stagione precedente a quella dell’infortunio il messicano aveva segnato ben 17 gol in Premier League - a cui se ne erano aggiunti altri 4 messi a referto dall’agosto al novembre del 2020 -, risultando tra gli attaccanti più in forma dell’intero panorama europeo. Un infortunio di quel tipo, seppur molto grave, non poteva costringerlo a cancellare tutto nel momento migliore della sua carriera.

Il rientro è stato graduale, con diverse sedute di allenamento in solitaria ma soprattutto con una fascia in testa, fondamentale per proteggere la cicatrice e diventata sua “compagna di reparto”. Ai livelli pre-infortunio, però, il centravanti non ci è praticamente mai tornato, e nonostante svariate occasioni fornitegli - anche per riconoscenza - nel 2023 il Wolverhampton ha deciso di cederlo al Fulham.

Anche a Craven Cottage l’avvio non è stato dei migliori, ma grazie alla fiducia ricevuta da Marco Silva il messicano è riuscito pian piano a ingranare e conquistarsi un posto da titolare a suon di gol e ottime prestazioni. Tre anni tra alti e bassi, che lo hanno visto protagonista di una lunga rincorsa che lo ha portato, ora, di fronte al sogno di una vita: l’opportunità di giocare, da titolare e leader, un Mondiale in casa.

L’OCCASIONE DI UNA VITA - Quello appena iniziato è il quarto Mondiale per il centravanti, ma viste le premesse è già il più significativo. Bastano due elementi per dimostrarlo: nelle prime tre edizioni Jimenez non aveva mai giocato titolare e soprattutto non aveva mai segnato, mentre adesso si presenta come il vero trascinatore e uomo in più del suo Messico. E non a caso, gli è bastata poco più di un’ora per realizzare il primo gol nel torneo.

Ma ancor più importante della rete è stata l’esultanza, che lo ha visto prima scoppiare quasi in lacrime e poi alzare le braccia verso il cielo: un modo per sfogarsi dopo tutto quello che ha passato, ma soprattutto per omaggiare il padre, suo grande sostenitore scomparso qualche mese fa, a cui aveva promesso questa rete.

Esperienze come quella che ho vissuto io aiutano a fermarti e a pensare cose in cui non avevi mai pensato prima, e forse a goderti di più ciò che fai e a vivere al 100% il presente” aveva affermato alcuni mesi dopo lo sfortunato episodio che avrebbe potuto stravolgergli la vita. Ma non è stato così: quindi sì, si può rinascere dopo esser andati a un passo dalla morte. Chiedere a Raúl Jiménez per credere.